Emporio Lomazzo, tutto a metà prezzo

Commedia brillante in due tempi di

RENATO FIDONE

Anno 2012

Personaggi

ANTONIO LOMAZZO, commerciante

MARTA, sua moglie

FELICE, suo figlio

ERMINIA, sua figlia

ANGELO SIPIONE, amico di Felice

FILIPPO MANNOIA, amico di Antonio

NINO, lavorante di Antonio

RAGIONIERE VASILE, bancario

CROCEFISSA, sua figlia

ERMENEGILDO PIPI, avvocato

TURI LO BUE, esercente

MARIA, sua moglie

OPERATORE 117, voce f.c.

OPERATORE NAS, voce f.c.

Prefazione

Storia ambientata in Sicilia, intorno al 1980.
Ogni riferimento a fatti, a persone o nomi, è del tutto casuale o frutto della fantasia dell’Autore.
Tutti i diritti riservati e tutelati dalla SIAE.

– Renato Fidone – Socio SIAE – Sez. D.O.R. – n° 68330 di posiz. Categ. Autori

Primo Tempo

PRIMO TEMPO

Abitazione borghese, da benestanti. Arco sul fondo e un corridoio che conduce, sulla destra per chi guarda, alla comune e sulla sinistra verso la zona interna dell’abitazione. Al centro del palco un tavolo, qualche sedia, salotto a destra ed un piccolo scrittoio a sinistra, qualche mobile di buon gusto ecc., in prima quinta a sinistra una finestra sempre socchiusa con accanto un mobiletto col telefono ed un interfono che è collegato solo con il proprio negozio davanti all’abitazione e un vecchio megafono. In seconda quinta a sinistra, vicina all’arco, una porta che conduce nella stanza di Felice che divide ogni tanto col suo collega di università, Angelo. Siamo a settembre e l’aria incomincia a rinfrescare, si sta bene, è in scena Antonio Lomazzo, 55 anni, titolare di un negozio di alimentari, Emporio Lomazzo, 70 anni di onorata attività, prima il nonno, poi il padre ed infine lui, con la figlia Erminia ed il fido Nino, uomo di fatica e di fiducia. Guarda col suo cannocchiale il negozio del rivale, Lo Bue, proprio attiguo al suo, una volta anch’esso di sua proprietà, ma più avanti scopriremo com’è andata. La perdita di quella parte di negozio lo ha amareggiato per tutta la vita e l’odio che nutre per Lo Bue è indicibile e non manca mai il momento di osservare attraverso il cannocchiale come si sviluppa l’attività del collega, cercando di coglierne qualche illegalità o qualcosa di simile…..come in questo momento che…

Antonio : (dopo aver guardato attentamente col cannocchiale, compone il 117)

117 : Pronto, Guardia di Finanza…dica…(con accento barese)

Antonio : ( col tono nobiliare e con la “r” moscia ) Buongiorno gentile Guardia….io sono il signor Cataldo Montalbano barone della Pertica e di Serra S. Martino di Chiafura, duca delle Cloache Flatulenti e conte della Vigna delle Dune del Pisciotto…con la supercazzola scappellata a destra…è vero…

117 : Si…si…ho capito, se lo dice lei, mi dica il problema, la prego…

Antonio : Veda Guardia…

117 : Mi chiami agente, la prego…

Antonio : Veda agente guardia…

117 : Le ho detto di chiamarmi agente…Guardia è nel senso del Corpo …

Antonio : Ah…per il corpo si chiama guardia e per la mente si chiama agente…?

117 : Lei mi vuole sfottere, allora?

Antonio : Ma cosa dice? Io voglio solo capire come la devo chiamare?

117 : Gliel’ho già detto. Continui…(alterato) ( appare dal’interno la moglie ancora piacente sulla 50na che origlia visibilmente contrariata)

Antonio : Bene! Poco fa ho fatto una ingente spesa al supermercato del Corso, sito in corso Italia…sa dovè ?

117 : Quello che si chiama Emporio Lomazzo?

Antonio : No…no…per carità, quello è un signor negozio, di gente seria…no… questo è proprio accanto…si chiama come le ho detto Supermercato del Corso, il proprietario è un tipo poco raccomandabile….

117 : Continui, la prego!

Antonio : Bene! Andai proprio in questo famigerato negozio perché, purtroppo, nell’altro, quello accanto, del signor Lomazzo, ossia, come le dicevo, l’Emporio Lomazzo, non c’era quello che cercavo e lui stesso, un signore, mi creda, un vero signore, difficile a trovarsi oggigiorno, mi disse di andare da costui…Siccome io sono ligio ai miei doveri di cittadino, pago le tasse, richiedo gli scontrini, ecc…ecc….ebbene, il proprietario, che si trova sempre alla cassa, alla mia richiesta specifica dello scontrino, mi disse che non poteva rilasciarmelo perché la macchina era momentaneamente guasta e questa è la terza volta in due giorni. Ora mi dica lei cosa devo fare?

117 : Bene, lei ha fatto bene a chiamarci, signor….

Antonio : Cataldo Montalbano barone della Pertica….

117 : Ho capito signor della Bertola…

Antonio : No…no..…barone…barone della Pertica…

117 : Si…si..barone. Lasci fare a noi, stiamo mandando una pattuglia, la

ringrazio per il suo senso civico, arrivederci.

Antonio : Signor agente, che per caso ci piace un po di vino…non faccia complimenti…è vero..

117 : Mi dispiace non posso…in servizio…non posso …grazie lo stesso… “ EMPORIO

Antonio : Guardi che io insisto, e vero…(dopo un secondo di pausa)

117 : Bè, se insiste, mandi tutto a casa, Guardia scelta Persico Natale via del Mercato 47….Che devo dirle? Portate tutto voi stesso? Mi raccomando…

Antonio : Si capisce, siamo uomini o caporali…

117 : Che vi debbo dire?

Antonio : Niente, è stato un piacere tutto mio. A risentirla e arrivederla allora…( entrambi attaccano ) Fottuto…fottuto, t’ho fottuto ancora una volta. ( allegro come una Pasqua ) Accupa, cornuto…perché sei cornuto, e noi lo sappiamo tutti!!! (apre la finestra e grida…con un megafono approntato alla meglio ) Lo Bue tu sei cornuto…( poi si accascia sulla poltrona, sfinito ma soddisfatto)

Marta : Ma tu si pazzu di catina?

Antonio : Si, sugnu pazzu, ma chissu non deve vedere allustru…( declamando come un poeta) “…la notte calerà sulla tua misera vita fino a spegnersi del tutto insieme a quella bu…”

Marta : Ma ci ‘a vuoi finiri, cchi t’ha fattu ‘ddà cristiana?

Antonio : Cchi m’ha fattu? Il solo fatto ca è so’ mughieri già mi disturba…

Marta : Ma chidda è una povira vittima, chi nni sai tu?

Antonio : Ma comu ficia a spusarisi con una cosa laria…fetente…figghiu di usuraio ( apre la finestra e con il megafono…) …Usuraio…sei anche usuraio e facchino. (chiude la finestra)

Marta : E se ti denunzia? Chi ci fai ?

Antonio : Mi denunzia, mih! Lo faccia…lo faccia…Ho una cinquantina di vittime che non vedono l’ora di testimoniare contra di iddu. Li ha portati al lastrico…interessi del 300%. Mi denunci. Dimostrassi in tribunali ssì quattru catapecchi ca avi come se li è fatte. Mi difenderò di fronte a tutti i tribunali…d’Italia, quel negozio di cui illegalmente è proprietario, è MIO!! Lo vuoi capire si o no?

Marta : Si…si…’u sacciu…me l’hai raccontato mille volte…

Antonio : E vistu ca ‘u sai, come puoi dirmi di starmene in pace, in silenzio…di non protestare…( Marta, che era alzata gli accarezza amorevolmente i capelli cercando di calmarlo )

Marta : Certi voti mi pari ‘npicciriddu, comu quannu Felice aveva ottu anni e ppì forza vuleva a bicicletta, t’ù ricordi? E tu a dirici “Vidi ca cadi e ti fai mali, appoi nun chianciri…ma iddu era tistazza dura comu a tia, s’a pigghiò e comu ‘npisci palamutu cadìu ‘nterra. Chiantu…sangu…ti ricordi…e Ninu ‘u purtau ‘o spitali e tu ca chiancevutu comu ‘mpicciriddu… E’ veru Antoniu…Antoniu…( accorgendosi che si stava appisolando, sotto le note di una musica dolce… )

Dormi…dormi vita mia,

arriposa li pinseri,

lassa stari lu passatu..

‘u dumani è già spuntatu

vita nova , amuri miu

fallu sulu ppè tò figghi

ca ppì tia ci pensa Diu

(la musichetta scema, Marta lo sistema meglio, gli mette un cuscino sotto la testa, poi piano piano va per spegnere la luce e uscire…)

Antonio : (svegliandosi) Unni vai?

Marta : Ma ‘ncucina, unni putissi gghiri? A propositu chi vuoi manciari?

Antonio : Ma chi tu dicu a fari, tantu fai sempri chiddu ca vuoi tu. ( suonano , Marta va a aprire in fondo a destra scompare poi ritorna seguita da Nino, poi va in cucina a sinistra del corridoio. Nino è il tuttofare di Antonio, zoppica vistosamente col piede destro che è più corto di qualche centimetro dall’altro, e cammina come se avesse la gamba a scatto, o, meglio, come se dovesse mettere in moto una vecchia vespa, è un poco sordastro…veste di nero, con occhiali neri , bombetta nera, ombrello…ecc….sulla 60na) Ma cchi fai ccà, perché hai lasciato l’appostamento…?

Nino : Mi dovete scusare don Antonio, ma anche io ho i miei bisogni caporali… “

Antonio : Si……sergenti maggiuri….ma chi stai ‘ncucchiannu?

Nino : Insomma, mi sta scoppiannu…a vissica e io dovevo pisciare e siccome ‘u bagnu do negoziu avi sei misi ca è sfasciatu, sono venuto ccà pirchì…pirchì…se ancora continuamu a parrari ‘a fazzu ccà… (mortificato, scappa in fondo a sinistra per il bagno, si ode il campanello dell’interfono, Antonio lo prende)

Antonio : Erminia, cchi c’è? È arrivata la Finanza? ‘Nti nuatri? Ah…’nto latru…che soddisfazione…vuol diri ca ‘a telefonata ha funzionato…beni…beni…muori, cornuto. Bene…bene, sicuramente avranno qualche argomento valido, sinnò se ne sarebbero già andati. No, tò frati nun è ancora arrivatu e mancu l’amicu so…Mi pari troppu interessata a ‘stù giuvini, nun cridu ca c’è cosa? No…dicu accussì…’u sai ca ‘i patri sunu sempri l’ultimi a sapillu, sta vota vulissi essiri tra i primi…Staiu schirzannu…paparedda, travagghia, ciao. ( ritorna Nino, più risollevato )

Nino : Don Antonio, mi dovete scusare per prima, ma avi tri uri ca sugnu di serviziu e già ìncumincia rinfriscari l’aria e di conseguenza si nni risenta tutto l’apparato genito-urinatorio e…bisogna farla…(Antonio lo ascolta con poco interesse…poi)

Antonio : (amorevolmente) E dimmi ‘na cosa, Ninuzzu…l’appostamento è stato produttivo…dico, ti sei accorto che i clienti per evitare la tua presenza di iettatore, entravano nel nostro negozio…

Nino : Tutti, don Antonio, dico tutti, appena mi videvunu, avevunu ‘na prescia di scansarimi…Don Antonio, in tre ore di appostamento, nel negozio di Lo Bue nun trasiu mancu ‘ncani…( soddisfazione di Antonio ) Ahù, ma ‘a genti sunnu di una mentalità di bestia veramenti arridicula. Iddu ogni tantu nisceva e mi taliava…ma nun mi canusciu, e mancu ebbi il coraggio di dirimi qualcosa. Se parrava, ci dava ‘ncorpu di paracqua. Don Antonio, anche se sugnu stancu mortu, sono soddisfatto…Bravo, avete avuto un’idea geniale…ma chi cci aviti ‘nta ssa testa….aviti ‘nciriveddu di ‘sta manera…(gesto a soggetto)

Antonio : Assettiti, Ninu. (esegue) Da quanti anni ca si ccu nuatri, intendo dire ccu mè patri…ccu mia…insomma con la mia famiglia…

Nino : Una vita, don Antonio…una vita…50 anni e forsi….Oggi siamo nel 1987…quindi…giustu…50 anni e picca sunu

Antonio : Tu sai a storia di quel bastardo, ‘u patri di chissu dda sutta…’u beccu, ca si rubbau la mettà del negozio di mè patri?

Nino : E comu no! Iu puteva aviri deci anni e vui mancu eruvu ancora nasciutu comu nun nn’era nasciutu mancu iddu, il becco, a so patri ci mancava n’occhiu, dici che lo aveva perduto durante la marcia su Roma, ma nun nn’era veru. Lo aveva perduto mentri faceva ‘u firraru…tintu, mancu bonu…’na faidda fu, …tuttu ccà…Quali marcia e marcia…Appoi vinni a travagghiari ‘nti vostru patri…che lo ha sfamato…comu sfamau a so nannu… Piccatu beddu manciari!! ( entra Marta con due bicchieri pieni di limonata..)

Marta : Don Ninu, viviti ca vi fa beni. ( beve, ringraziamenti ecc. Marta si siede ed ascolta)

Nino : Appoi ci fu il richiamo alle armi nel ’39, ma vostru patri nun si fici truvari…scappau e divintau partigianu. Mè patri, inveci, partìu e fu dichiaratu dispersu ‘nta Russia, arristai sulu iu, picciulu e ppi giunta zoppu.

Antonio : Ma comu fu, Ninu?

Nino : Duranti ‘nu bombardamentu di l’alleati, a luglio ro ’43, ‘na scheggia di ‘na bumma d’aeriu…mi purtarru all’infermeria d’o paisi e m’a livarru. Ma ‘a curpa fu mia. Vostra matri mi chiamava… mi ittava vuci…”Ninu…Ninu…arriparativi cchè carusi intra ‘o majazzè, ‘nta cantina…stannu vinennu l’aerii…” , idda ‘u sapeva pirchì sunava ‘a sirena, iu iucava ‘e truppetta cche picciotti, unni l’avia sentiri. Cadunu ‘sti bummi, don Antoniu, ‘nu sgrusciu mi dovete credere ca parsi ca ci fu ‘nterremotu…Appoi svenii…e sugnu ccà…Menu mali ca arrivanu iddi, i Jenky, i chiamavunu accussì, erunu brava genti. Erunu Ianchi, niviri, gialli, di tutti i culura qualcunu parrava italianu mbastardutu, qualchi autru addirittura sicilianu…ni capemmu va, ni facevunu dummanni supra ‘e tedeschi, ‘e fascisti, ma nuatri erumu picciriddi, cchi sapevumu, ni davunu puru i caramelli, ‘a cioccolatta, sigaretti….tuttu… ( pausa, tutti tristi…) E sissignori…autri tempi…belli e tristi ‘nto stissu tempu. Me matri morsi quannu nascii iu, e se nun nn’era ppi vostra matri ca mi trattava comu ‘nfigghiu, sant’arma…(si segna…tre volte) menu mali ca c’era idda. Qattr’anni prima, appoi ‘ngnornu arristarru a vostru patri , di notti, appena misi ‘u peri a casa vostra, ppi vidiri a vostra matri, qualcunu fici ‘a spia e ‘u spittavunu i fascisti. Ppi iddu c’era ‘a fucilazioni, ma ppi furtuna patri Natali Di Bella, ‘u parrucu d’a Matrici, era ‘u frati do Podestà e ci misuru ‘nto mezzu qualchi amicu e truvaru ‘na soluzioni, vostru patri avrebbe ceduto metà del negozio ad Alfio Lo Bue in cambio della vita. Alfio Lo Bue per i suoi passati militari e di fedele appartenenza al Fascio fu premiato in questo modo. Vostru patri, inveci, ha pagato col 50 % del locale, ma sempre fortunato è stato. E così fu, davanti al segretario comunale dell’epoca, il Cavaliere Miccichè, vostru patri firmau l’atto di cessione a Lo Bue della mettà del negozio, in compenso la posizione di disertore fu cancellata e dici ca in più ci detturu 30 mila liri, campau ancora deci anni e nascistuvu vui, 5 chili e seicento grammi, ‘na maravigghia, appoi morsi vostru patri eccetra eccetra…(intanto a Nino come a Marta gli era scesa qualche lacrima…)

Antonio : Bastardi…30mili liri e a cui ‘i detturu…unni sunu…delinquenti…testimoni zero…si capisci…nell’atto non si parla di testimoni…

Nino : Don Antonio, iu accussì sacciu…accussì m’hannu cuntatu. Ccu ssà genti c’era poco di schirzari…

Antonio : Ora ti rendi conto Ninu pirchì haiu tuttu st’odiu…Marta, lo capisci? Noi gli dobbiamo bruciare il terreno sotto i piedi. (con odio, poi annusando…e rivolto a Marta) Sentu puzza di bruciatu! Chi lassasti qualcosa supra ‘o fornellu?

Marta : Ma chi vai dicennu, Antoniu.

Ninu: : Forsi ca stà bruciannu ‘u turrinu …

Marta : Sarà ‘a lampa ccu l’ogghiu ppì to patri ca fa l’anni…

Antonio : Non se lo deve godere, ‘u curnutu! Ninu, capisci che il tuo appostamento travestito ora da menagramo..ora…da

Nino : Da melograno?

Antonio : Si, di puma cola. Ma ppì ignoranza si ‘u primu, ah? Ma quali..da iettatore…portasventure…, ecco, la gente vedendoti…per scansarti, nun trasa nel suo locale ed entra nel nostro…

Nino : Io non l’avevo capito, don Antonio, ma quantu siti spertu……e quannu mi travestu di mendicanti, chi voli diri?

Antonio : Quando fai il mendicante davanti al suo negozio…che poi è il mio, la gente, che è di una cattiveria e di una tirchieria incredibile pur di

non darti una lira, e di non sentirsi male con la propria coscienza, anche in quel caso, ti evita e viene nel nostro negozio…e ha risolto il problema..Quì si tratta, insomma, di un problema psicocolo…pissi colonico…

Nino : Ah, colonico? ‘A riforma de turrina…? A mè patri ci tuccava ‘a parti ‘i sutta ‘a strata…vicinu ‘a porcilaia…c’era ‘na puzza…don Antoniu…scanzatini

Antonio : ( spazientito e sconsolato ) Ninu, ma pirchì ‘a natura ti fici accussì?

Nino : E’ comu ‘nu donu ca haiu!

Antonio : Ti volevo dire che il cliente pur di non darti una lira e per non sentirsi male con la coscienza, viene nel nostro negozio e ha risolto il problema

Nino : Ma cui ‘u beccu?

Antonio : Ma quali beccu? La gente…la gente…Ninu rapala ‘sta menti…falla lavorare… Sei passivo…

Nino : Siete un mostro d’intelligenza…ma chi scola facistuvu?

Antonio : ‘A Sesta..

Nino : E se facevu ‘a settima, divintavu scienziatu?

Antonio : Bestia, ‘a settima nun c’era…

Nino : Ma nun l’ha putevunu fari?

Antonio : Si, a ora a facevunu sulu ppi mia, veru? Aggiungi il fatto delle visite periodiche del 112, 113..

Nino : 114…115…

Antonio : ….116… Ma chi mi fai diri? Del 117, dei NAS, dei Pompieri, dell’Ufficio Sanitario…Ninu lo stiamo portando al fallimento.

Nino : ‘O palummientu?

Antonio : Si ‘o frantoiu. T’haiu dittu ‘o fallimentu!!

Nino : Ma comu fati a essiri sicuru, comu ‘u sapiti?

Antonio : Mia figlia, nella sua comitiva ha un amico che è il consulente del becco…e gli ha detto lui, il cornuto becco, che vuole vendere al più presto possibile. Hanno avuto un calo del il 50% sulle vendite dell’anno scorso…Ninu ccu quattru sordi ni ci sucamu tuttu..tuttu chiddu ca ni rubau so patri…malidittu, ca ha stari sempri ammezzu alle fiamme dell’inferno…!!! E puru ‘u scialumortu del segretario Miccichè!!

Marta : Antoniu iu ‘u capisciu ma tu nun puoi viviri una vita ccu tuttu st’odiu, devi guardari avanti…hai ‘i tò figghi, la tua attività ca nun nn’è chidda di ‘nsemplici negozianti…tu hai un’azienda, ogghiu, farina, frutta…unu di tuttu e anche se ssù mortu di fami ti voli fari ‘a concorrenza, non ha speranza, nei tuoi confronti rimarrà sempri ‘ntintu putiaru di quattru sordi. ‘Na sula cosa mi dispiaci…

Antonio : Chi cosa?

Marta : Di so mugghieri.

Antonio : Di so mugghieri? E chi avi? Sintimu…( ironicamente ) Mi pari tanta bedda cuntenta…( vista la discussione ordina a Nino…) Ninu, vattinni ‘o negoziu e ci dici a Erminia ca veni ccà, curra…(Ninu si avvia zoppicando…)

Nino : Curru…in un baleno…

Antonio : ( gurdandolo pietosamente) Prima c’arriva n’ascurau. Ci dici puru ‘a mè figghia ca ci leva ‘u cartellu “ Bagno guasto “ …..se veni ‘a finanza ni fa chiudiri.

Nino : Agli ordini, don Antonio, ci dicu ca ci l’ha livari ‘u cartellu dopu ca veni ‘a finanza e poi ci l’avi a mintiri…

Antonio : Ma quali mintiri…bestia…ci l’ha luvari…e basta! Allura tu pirchì vinisti ccà?

Nino : ‘U vuliti sapiri ‘i mia? Pirchì vinni ccà?

Antonio : Pirchì vinisti ccà…cosa laria…Stavutu currennu…t’u ricordi? E mi dicisti ca ti stava scoppiannu…’a vissica…Maledetto…Ora ti scordi puru ‘i cosi… Marta, mi sta scoppiannu ‘a testa, mannannillu ppì favuri prima ca ‘u mmazzu…( guarda Nino con commiserazione mentre si avvia, poi…) Racci ‘a calalata, sinnò nun parta!

Nino : Vui ci schirzati! Io ho la gamba a scatto. Il velobicipite a molla, un caso raro)

Antonio : ‘U casu raru è comu ti tegnu ancora ccà! Vattinni, cosa laria. Il velobicipete….cosi da pazzi. ( Nino si avvia, mentre Marta con il segno della mano gli dice di andare via, Nino esce di corsa sempre zoppicando, Antonio lo guarda come prima, poi rivolto alla moglie…) Dimmi ‘na cosa, brutta strafalaria, a propositu da mugghieri di chissu, nun nn’è forsi veru ca se dui nun s’assimighiunu nun si pigghiunu? Chi la obbligava a spusarisi? ‘A pigghiau cca pistola? Parra!

Marta : (aggressiva) Ma comu fai a essiri accussì sicuru supra a l’autri? Ma se nun si sicuru mancu di te stissu. A mia pirchì mi spusasti? (ironicamente) Mi amavi? Non me l’hai mai detto…

Antonio : A ora facimu ‘a telenovella…mi ami…mi ami…’u sai ca ti vogghiu beni, chi c’è bisognu ca t’haiu a diri.. ti liamo…ti liamo…(ironicamente) Vuoi i ciuri…?

Marta : E chi mali ci fussi…?

Antonio : I ciuri portunu mali, sono l’anticipo di una disgrazia, ti porto al ristorante?

Marta : No…vogghiu ‘i ciuri!

Antonio : Ti portu ‘o ristoranti?

Marta : No…vogghiu ‘i…

Antonio : ….’i ciuri…va beni…va beni, lo abbiamo capito, vuoi ‘i ciuri. E si po’ sapiri di quali tipo?

Marta : Di qualsiasi tipo…

Antonio : ( all’ interfono a Nino ) Ninu…prontu, iu sugnu! Cugnu…? Ma què ‘stu cugnu ? Comu nun mi canusci, sugnu ‘u patruni di tuttu ‘u pastificiu e se mi girunu ‘i pinseri…qualchi gghiornu vi licenziu a tutti…! Bestia, …ora ’u capisti cu sugnu? Beni, ora vai ‘nta chiddu de ciuri prima ca chiuri… e….Ma quali chiuritu? Senti, animali…vai ‘nta chiddu de ciuri e pigghi…( guardando Marta ) Cinq…deci…..Vinti rosi…russi…

Marta : ( risoluta ) ‘I vogghiu gialli….!!

Antonio : Dici ca ‘i voli gialli, pigghili gialli…Ma quali polli….Ti dissi gialli. Fa prestu…appoi i porti ccà. Và…curra…Ma comè ca nun ci senta cchiù! Ma nun cridu ca ci ha il cerone ‘nt’ aricchi? ( pausa, poi si avvicina a Marta, dolcemente ) Cara, va bene così? Possiamo ricominciare a parlare civilmente, ca appoi aspettu a Erminia

Marta : Con questa storia di Maria la devi finire. A mia ‘sta picciotta mi fa pena, appoi tu ‘u ‘u sai ca è mè figghiozza. Sò zia,’a soru di so matri la sua unica parente morsi ca aveva appena 19 anni, arristau sula, senza nuddu e so ziu ppì daricci n’avveniri ‘a fici zita ccù chissu ca tu chiami “u beccu”, Salvatore Lo Bue. Aveva un negozio…

Antonio : ‘U miu!!!

Marta : Si, ‘u tuou. Aveva una bella casa

Antonio : Tutti sordi arrubbati…mariuolu! Tuttu ccù l’usura…animali, sciacallo!

Marta : Insomma, una bella posizione…poteva fare una vita dignitosa, ma invece…

Antonio : ‘A consumò ppì tutta ‘a vita, ssù usuraiu e latru.

Marta : Proprio così. Addivintau gilusu, manescu, e nun perdeva l’ occasioni di pigghialla ‘a corpa, ‘a carusa…

Antonio : Delinquenti e sarvaggiu ! Ah, malidizioni, sulu pirchì nun nn’aveva ‘nfrati, ‘npatri, no ca iddu si poteva permettere tutti ssì risfizzi a ssà povira picciotta…

Marta : Ora mi stai incominciando a piacere. ? ‘U vidi ca quannu vuoi raggiunari, rraggiuni…

Antonio : ( confidenziale ) Ma dimmi ‘na cosa, trisoru miu, ma ‘stù fattu dè corna, corrisponde a verità…( Marta sorride guardandolo anche indispettita…)

Marta : A tia interessa sulu chissu?

Antonio : (falsamente) No…no, volevo sapere se a carusa truvau, finalmente, la sua anima gemella…Chi c’è di mali, non lo posso sperare? Ma è unu di ccà? E’ picciottu…? Travagghia? E’ nu bonu partitu? Se ti dissi ca ‘sta carusa mi fa pena, chi t’haiu a diri di cchiù? Ma idda veni ccà, in casa nostra a cuntariti ‘sti cosi?

Marta : Se ti dicu ca veni ccà, chi scoppia ‘a guerra?

Antonio : No, e chi c’entra, idda è idda e so maritu è ‘u curnutu, due cose diverse…Anche se in un primo tempo avevo qualche perplessità, appoi tu, come al solito mi hai convinto del contrario…Ma chi veni sempri?

Marta : Ora iu ti dicu ‘sti cosi, ma tu ‘a fari finta di nenti…

Antonio : ( contento come una Pasqua…) Allura veru è..Nun parru..nun parru, ascolto..staiu ascoltando. Pronto…parla!

Marta : Dunchi, Maria è incinta di tri misi…

Antonio : E comu fu?

Marta : Ascivilau…

Antonio : ( a soggetto congiunge le due palme delle mani) E chista è mira? E ci scummettu ca era ‘o scuru? E quannu fu?

Marta : Tempu fa, di notti…e ‘a luna ca luceva. Quannu fu… comu fu…, fu e basta! (urtata)

Antonio : Va beni…parra

Marta : ‘U figghiu nun nn’è di so maritu…è di…

Antonio : Del ganzo..và! Dell’anima gemella…Chi è bellu…cchè soddisfazioni!

Marta : Bravo, dell’anima gemella…Maria lo sa con precisione perché da più di un anno dormunu spartuti…

Antonio : ‘Nca certu…ccù ssù cosa lario cu ci po’ stari…fa una puzza di anciovi morti di cinq’anni, e ci l’ hai vistu ppì casu ‘i denti? Nivuri comu ‘a pici greca…E ddà puzza di cosacavaddu….tintu comu a iddu. ’A picciotta si ‘llibertau finalmenti..beni…beni…E ‘u carusu? Chi sapimu cosi?

Marta : E’ iscrittu all’università, prima era in economia e commercio appoi canciò facoltà e si sta laureannu in legge e dici ca è di bona famigghia. Era zitu finu a poco tempu fa, ma na cosa di nenti, una promessa fatta accussì…tantu ppì diri na parola…E poi c’è ‘na bella differenza ccu Maria, ‘u iornu ccà notti…Sulu però ca ‘u patri è duru…e ancora nun sapi nenti, ‘a usa all’antica…

Antonio : Certo la facoltà di economia e commercio è tutta un’altra cosa…Di avvocati ci nn’è unu ogni cantunera…Se ‘u voli iddu! Mè figghiu si ca è persona di serietà e di concetto…dissi Economia ed Economia e Economia e Commecio è stata, ah! (orgoglioso) Di carattiri mè figghiu, tuttu di mia pigghiò. Azzo!! Però, se dici ca è di bona famigghia, voli diri ca ‘a picciotta è fortunata, almenu chissu. Comunque c’è lo scoglio del padre…non è facile….( si alza poi si avvia verso il fondo pensando tra se e lasciando la moglie sola…) Costui si deve convincere che diventa nonno fra sei mesi e che la nuora, ossia la moglie di suo figlio futuro avvocato, per giunta, non è moglie ma una “Mantinuta” e che sarà sulla bocca di tutto il paese, e, infine, che è spusata con cornuto numero 1, latru e usuraiu, che ha fatto la fine che doveva fare, ma questo lui non lo poteva sapere…quindi questo povero padre avi ‘i cazzi amari di pinsari. ( poi girandosi verso la moglie ) E ccu tuttu ‘stu pinsari mi stà scoppiannu ‘a testa e mi nni vàiu ‘a ripusari ( scompare ful fondo a sinistra, la moglie rimane sola, di stucco… poi entra Maria, spaventata di incontrare Antonio, singhiozza)

Marta : Maria, tu ccà, è comu mai a st’ura?

Maria : Na sciarriammu, iddu mi detti ‘na timpulata ( mostrandole il livido sulla guancia destra ) e iu ci spaccai ‘na buttigghia di vinu ‘nta testa, appoi scappai e ‘u denunziai ‘nte carabinieri…e vinni ccà! ( Marta la stringe a se…)

Marta : Figghia mia…! E ‘u delinquenti ora unnè?

Maria :Mi sta circannu…nun s’ù ‘mmaggina ca sugnu ccà. Parrina, vogghiu stari ccù vossia, macari ca vi fazzu ‘a criata…cu iddu nun ci voghiu iri cchiù! Eppoi vui ‘u sapiti qual è ‘u mè destinu…chi ci vaiu a fari…?

Marta : Appuntu pirchì ‘u sacciu m’aggrizzunu ‘i carni. Mariuzza mia, ancora il momento non è tanto opportuno, mè maritu…(all’improvviso si sente la voce di Antonio..)

Voce Antonio : Chi vinni Ermina?

Marta : No, staiu parrannu ‘o telefunu… (verso Maria, sottovoce) Avi ‘u sonnu accussì leggeru…Maria ora sai cchi facimu… (entra dalla comune venendo da fuori, Erminia, sulla 30na, spigliata, meravigliata della presenza di Maria)

Erminia : Maria, tu ccà? E ‘u papà nun sapi nenti?

Marta : Ancora nun nn’ha vistu. Senti Erminia, ora ti porti a Maria ‘nta tò stanza, appoi videmu chi succedi. Casomai ‘a sistimamu dda sutta, ‘nta vecchia stanza di Ninu, addocu è tranquilla…

Erminia : Ma ‘i picciotti quannu venunu?

Marta : E chissa è n’autra bumma! Questa casa è una polveriera, figghia mia. Iu nun capisciu pirchì nun sannu a fari ‘i cosi alla luce del sole…(entra Antonio all’improvviso, sgomento di tutti… Marta con molta cautela…si rivolge ad Antonio) Antonio, Maria è scappata di casa, l’infame ci detti ‘na timpulata…talìa chi cci cumminau (mostrandogli i lividi nella faccia, Antonio guarda a stento…) ma idda ci spaccau ‘na buttigghia ‘nta testa e ‘u denunziau…( a questa parola Antonio guarda Maria con ammirazione.. e soddisfazione)

Antonio : Brava….brava Maria, tu hai avuto le pal…hai fatto quello che avrei duvuto fare io e che non ho mai avuto il coraggio di fare… verme! Brava. (le accarezza la faccia, tutti sono allibiti, poi rivolto a Marta…) Senti Marta, non ti sembra il momento di fare intervenire questo amante misterioso che si prenda cura della povera fanciulla?

Marta : Si…vero è, però non è ancora il momento, il ragazzo non è pronto…

Antonio : Ah nun nn’è prontu? ‘U stannu truccannu o si sta ripassannu ‘a parti? Ma comu, dopu ‘na cosa di chista, questa specie di…comu si chiama…avissi ‘a pigghiari ‘na sbarra di ferru e rumpiricci ‘i iammi ‘a ssà bestia cchè corna, o no? Se nun ci avi l’armu, ci pensu iu…tantu simu sempri ‘nta parintela. E’ o non è tò figghiozza, di consequenza iu sugnu so patrozzu!!

Marta : Nun ci schirzari, Antoniu, ‘a cosa è seria!

Antonio : Va beni, nun scherzu. Ma iu ‘u canusciu a stù carusu? (Marta abbassa il capo ripetutamente) Ah si? Sei crudele! Ma dimmillu…nun mi fari stari ‘nte spini…

Marta : Al momento opportuno lo saprai.

Erminia : Papà, al momento Maria nun po’ gghiri a casa sua, po’ stari ccu nuatri per un po’ di tempo, finu a quannu si calmunu l’acqui?

Antonio : Lo capite che saremmo complici del suo abbandono del tetto coniugale? ‘Nsumma, nuatri saremmo dei ruffiani..

Marta : Esagerato!

Antonio : Ah si? Allura facimu veniri ‘u ganzu e ci priparamu ‘a stanza per la luna di miele?

Marta : Macari a Diu! (sottovoce)

Antonio : Chi dicisti?

Marta : Facimu chiddu ca voli Diu?

Antonio : E Diu cchi voli, sintimu!

Marta : Ca nuatri l’avimu ‘a gghiutari ! (risoluta)

Maria : (supplicandolo) Don Antonio, vi fazzu macari ‘a cammarera, mi curcu macari ‘o maiazzè…cchè surci…ma nun mi mannati ‘a casa, ccu chissu, vi scongiuru! (gli bacia le mani)

Erminia : Papà, pinsammu ccà mamma di pripararicci ‘a stanzicedda di Ninu, ddà sutta, appoi aiuta a mamma a fari i sirvizza dà casa e…

Maria : ( di slancio) ‘U manciari ‘u fazzu iu…Sacciu fari certi pietanzi, don Antoniu….

Antonio : ‘A sai fari pasta ccà sarda, alla palermitana?

Maria : Il mio preferito!

Antonio : ‘A muddica ci ‘a minti…bella atturrata… e l’uva passa?

Maria : Ci ‘a mintu…ci ‘a mintu…ci ‘u giuru! Ci mintu tutti cosi!!!

Antonio : Va beni…sei assunta, però…

Marta : Cchi c’è ancora…

Antonio : Nessuno ti deve vedere…Stai attenta. Questa casa per te sarà un nascondiglio, un bunker. Se suonano alla porta non devi aprire, mai affacciarti ai balconi, se avimu visiti t’ammucci dda sutta, nella tua cammaredda… ( allusivo alla sua condizione di gravida) Nun fari troppu sforzi…e se devi comunicari col tuo…insomma comu cazzalora si chiama…col…

Marta : Col fidanzato…

Antonio : Ma cchi schifiu dici? E chi và n’arreri? Prima si spusa appoi si fa zita?

Erminia : Papà, se proprio lo vuoi sapere, oggi si chiama compagno…

Antonio : Si …si compagni e lavoratori…avanti popolo…insomma ccù chissu ddocu, usa il telefono. Cca d’intra nun ‘u vogghiu vidiri a munnu di Diu. Se ti senti mali, cosa ca po’ essiri, ci voli ‘u dutturi de fimmini…

Erminia : Papà, non esagerare…’u sapimu chiddu ca avimu a fari…

Antonio : Il guaio di ‘sta casa è proprio quello, vuatri sapiti tuttu e iu nun sacciu nenti, ma cambierà, vi giuro che cambierà, o si perdi ‘u mè nomu, (comicamente) perdindirindina. Marta, accumpagnala dda sutta, ca haiu a parrari ccu Erminia. ( Marta e Maria scompaiono verso l’uscita in fondo a destra della scena ) Erminia, all’autra vota mi dicisti che il consulente dell’usuraio ti dissi in confidenza che gli affari…i suoi affari, quelli del suo cornutissimo cliente, vanno male e che potrebbe anche vendere l’attività e finanche il locale, però nun ti dissi quantu voli il miserabili…

Erminia : E che cosa dovevo fare? Ci aveva a puntari ‘a pistola, papà? Nun mù dissi e basta. ( urtata )

Antonio : Giustu…giustissimu, non ti agitare. ( sospettoso ) Chissu docu, il consulente, vogghiu diri, è stato mandato apposta dal becco per sondare il terreno, capisci? Iddu pinsau “ Ora ce lo faccio sapere tramite ssa cosa laria do ragiuneri Mezzasalma, accussì, parlando parlando…con la figlia Erminia, idda si sbilancia e ….

Erminia : Papà, iu nun nascì ieri, e ‘u capì subitu che voleva qualche notizia sulla tua disponibilità…qualche indiscrezione…

Antonio : Sperta…figghia sperta…ca haiu. Ora iu dicu, se ti dovesse capitare ancora, sbilanciati sul prezzo e ci dici quanto…e mù fai sapiri..’o papà!! ( le da un bacio in fronte, poi la figlia si alza e fa per andare…)

Erminia : Mi nni vaiu ‘o negozio ca cci ristau sulu don Ninu…( prima di uscire, Antonio la blocca…)

Antonio : Erminuzza, un’ultima cosa ‘o papà, mi devi spiegari comu mai l’amicu di tò frati avennu ‘a casa a deci chilomitri di ccà e avennu ’mpatri e ‘na matri ca ‘u spettunu, appena venunu ccu to frati di Catania, nun vidi l’ura di scappari ‘o negoziu nostru… Non è che a me da fastidiu la so prisenza, intediamoci, ma mi pari na cosa strana…và! Ma chi forsi o negoziu c’è ‘u meli?

Ermina : (arrossendo) Ma cui, Angelo?

Antonio : Unu è, e si chiama Angilu, cchi sbagghiu?

Erminia : Papà, chi ssì gilusu?

Antonio : Ma chi dici, gilusu? Affatto!

Erminia : Chiddu quannu veni s’accatta ‘a marmellata di cutugna pirchì ‘a trova sulu ‘nti nuatri, ecco il motivo. A so matri ci piaci assai! Contento? (via dal fondo, a destra Antonio rimane di stucco)

Antonio : (ripetendo tra se, ironicamente) ‘A so matri ci piaci ‘a marmellata di cutugnu, nun ci aveva pinsatu! Ora finiu ca simu famusi ppà marmellata di cutugna ‘nta tutta ‘a provincia, e iu mancu ‘u sapeva! Ma quantu sugnu bestia. Ora mi curcu e nun vogghiu sentiri nenti cchiù!! ( fa per andare sul fondo a sinistra, ma suonano…) Oggi nun nn’è cosa. ( va ad aprire, poi ritorna seguito da Filippo Mannoia, compare di Antonio, sono grandi amici, fa il bidello all’università di Catania, proprio alla facoltà di Economia e Commercio dove era iscritto Felice, il figlio di Antonio; sulla 50na, porta da sempre un baschetto, o in dialetto scuzzitta, occhiali spessi e incespica nel parlare perché è molto timido, motivo che non lo ha fatto sposare, da giovane lo chiamavano “un bel momento” per l’abitudine a usare continuamente questa frase come riepilogo del discorso, è una brava persona, Antonio è contento di vederlo..durante questo dialogo, a causa delle difficoltà anzidette del personaggio, senza strafare, si può aggiungere a soggetto qualche parola che combacia con le frasi o desinenze balbettate ) Ma vuatri taliati chi sorpresa..Cumpari, trasiti…accomodativi…Ma comu mai tuttu stu beni…Avi almenu…quantu sunu cumpari?

Mannoia : Pe…pe…perlomeno cinqanni, cu…cu…cumpari…Un bel momento dissi..ci haiu a ggh’ iri ‘nti mè cu…cu..nti me cumpari!

Antonio : Aviti ancora ssu difittuzzu cumpari, ma nun ci fa nenti…anzi vi rende più interessanti…

Mannoia : Si, mi fa passari ‘u tempu…Avaia, cumpari, dicimu ca mi rende cchiù ri…ri…ridiculu…Un bel momento chi ci pozzu fari! Pu…pu…purtroppu sugnu fattu accussì, prendere o lasciare, cu…cu..cumpari! E infatti… tutti mi la…la…mi lassunu… ‘Ma …’a….minchiata ‘a sa…sa…’a sapiti qualè…?

Antonio : V’haiu a diri iù?

Mannoia : Un bel momento…se…se ca…ca …

Antonio : Se andate di colpo…

Mannoia : ‘Nca qu…nca qu…qu…nca quali…se cantu mi passa!

Antonio : E vui cantati!

Mannoia : A ora mi trovu ‘a ‘ncumpagnu ca…ca ca chitarra e mi mintu a fari ‘i cu…’i cu… i cuncirtini!

Antonio : Nenti vi pozzu offriri?

Mannoia : Se mi crirriti, mi si chiusi ‘a ucca di l’arma completamenti. Anzi Passamu al motivo della mia vi…vi visita. ( si fa serio in volto)

Antonio : Mi stati facennu scantari, cumpari!

Mannoia : Vostru figghiu chiffà non è tornato da Catania?

Antonio : ( un po’ confuso ) No, a momenti sarà ccà. Arriva ccù l’autobus delle sei. Ma pirchì…( Mannoia lo blocca con la mano )

Mannoia : A unu a unu. Vostru fi…fi figghiu era iscritto alla fa…fa alla facoltà di Eco..co…eco…co

Antonio : Si muluna ‘i tuttu l’annu…

Mannoia : Cumpari nun mi sfuttiti! Economia e commercio…

Antonio : Mi staiu scantannu cumpari…Ma perché dite era… (entra dalla destra Marta, proviene dalla stanza di Maria)

Marta : Cumpari Filippu, chi si dici…

Mannoia : ( i soliti convenevoli ) Simu ccà.

Antonio : Assettiti Marta, la cosa mi para gravi.

Marta : E cchi fu? (preoccupata)

Antonio : Tò figghiu dici ca “era” iscritto alla facoltà di Economia e commercio. ( poi rivolto a Mannoia ) Filippu, con tutto il rispetto per te, vidi ca mè figghiu a ogni materia che si da mi fa vidiri ‘u librettu… Mè figghiu è un ragazzu seriu…figghiu di so patri…(guardando la moglie con sufficienza e alterandosi sempre più) e di so matri. Filippu…sangu di la marina…tutti trenta sunnu, ci manca sulu ‘a tesi…la tesi..l’hai capito….Avi un librettu ca fa spaventu…cosi di scienziatu, và…!!!( quasi aggredendo Mannoia , Marta lo ferma)

Mannoia : Tu..tu..tuttu farsu…

Antonio : Ma cchi mi…schifiu stai dicennu, Filippu. Capisciu ca ti duni l’aria di ‘mpezzu grossu, ma ‘sti cosi cu ti dissi? Chi fu n’autru sciacquapalli comu a tia ca ti dissi queste bugie miserabili, ah!

Mannoia : Antoniu, io invece co…co…comprendo il tuo do…do dolore e la tua rabbia ma un bel momento…un bel momento non mi puoi offe…offe…offe…offendere di sta manera…eh! Queste indiscrezioni mi sono state fornite dal prof. Matarazzo, anche per fa…fa per farti una cortesia…’U figghiu do nutaru, è arrivato a vice preside, Antonio. Che mo…mo…che motivo aveva di dirmi una fro..fro…frottola…Antonio, tuo figlio ha perso la testa, qu…qu…questa è la verità. Succedi a tanti!

Antonio : ( distrutto) ‘I fimmini, saranno state le donne. E si capisci. I sordi ci dava a palati…Ma dimmi Filippu, ( supplichevole) ma ‘i voti de materii tutti farsi…

Mannoia : No…no…qualcunu era veru, ma no tre…tre…trenta, vinti…vintitri… Appoi , un bel momentu, c’è n’autra cosa ca t’haiu a diri…fo…fo…forsi chiù…gravi di chista…

Antonio : ( Marta non fa una smorfia e cerca di calmare il marito ) Chiù gravi? Ha rubato? E’ statu ‘o cariciri…( Mannoia fa cenno di no) Si spusau? Avi qualchi figghiu segretu? (guardando la moglie) Marta ma tu si comu ‘na pampana di maiurana, calma…serafica…nun dici nenti…sei contenta, dico, non hai un sussulto..’na vampa ca ti cchiana e ti cala…niente! Una timpa di Sali! Avanti Filippu, parra, sintimu st’autra bumma…

Mannoia : Iddu va caminannu ccù…ccù… st’amicu suou…Angelo co..co..comu si chiama…

Antonio : Sipione, suo patre è l’avvocato Sipione…chi c’è qualcosa che non và puru su chistu?

Mannoia : Antoniu, se fa..fa…fai accussì…ti giuru ca un bel momentu…un bel momentu mi nni vaiu e ti ….ti…mannu a fan…

Antonio : (minaccioso) Nun ti permettiri di diri ‘ssà parola, pirchì prima ancora ti cci mannu iu, mi capisti? E ora parra, sangu di Giuda! ( Marta accenna a qualche risolino, la scopre Antonio che ….) Ma chi ci trovi di ridiri, Marta?

Mannoia : ‘U sai comu i chiamunu a tutti e dui nell’ambiente omose…omose…omosensuale…tra i gay…và… ( Antonio è distrutto e Marta c.p.) I chiamunu Rinaldo e la Bella Angelica…! ( Antonio gli va sopra la testa, gli toglie la scuzzitta per mangiarsi le orecchie, Marta cerca di proteggerlo…)

Antonio : Librettu farsu e puru purpu! ( quasi piangendo, magiandosi la scuzzitta di Mannoia) Maronna mia…ma cc’haiu fattu di mali..t’ammazzu. Filippu, tu sei venuto oggi in questa casa onorata e timorata di Dio per mettere zizzanie e gghittari fangu ma iu t’ammazzu e poi ammazzu a iddu. Ppi ora vattinni…nun ti vogghiu vidiri cchiù, poi t’ammazzu doppu. ( via infondo a sinistra )

Marta : ( calmandolo ) Cumpari, ppì ora vativinni, appoi ci pensu iu a fallu ragiunari, chiariremo tutto. E’ tutto un equivoco di sicuro.

Mannoia : Cummari, mi dispiace di aver po..po…portato la cattiva novella nel vostro focolaio, ma chista era e chi…chi…e chista vi purtai, il Signore mi deve perdonare. ( mortificato)

Marta : Cumpari mi stati parennu ‘npreti. Bonu…non è successo nenti, ora veni Felice e chiariremo tuttu. Cumpari, chiuttostu pinsati a spusarivi e accussì aviti ‘nu bellu cummattutu…

Mannoia : E a mia cu m’a vuliri, cummari! Ccu ‘stu difettu ca haiu!

Marta : Ma mancu si nota…Appoi non è una cosa gravi, nun siti zoppu, chi vi manca ‘mperi, ‘na manu, ci viditi beni?…Dunchi cchi vuliti di cchiù, mi pari ca ‘a cascia è ottima, c’aviti problemi di funzionamentu (allusiva)…dico…vui mi capiti…

Mannoia : (subito ) No, bedda matri, tutto all’ordini, pi ssa cosa!! Paru ‘ncarusu di vintanni. Un bel momentu ca capitassi e se la promessa sposa vulissi, vogghiu fari almenu tri figghi, ancora mi sentu l’armu…Ma chi…ma chi….ma chissu è ‘nsonnu, un bel momento…quannu sarà sarà…comu quannu fu ppi vui. ( si alzano e vanno alla comune, poi…)

Marta : Chiddu si ca fu… un bel momento, cumpari, ma tannu, però, tantu tempu fa! Vi salutu. ( Mannoia esce ) Ah, Maronna mia cchi gghiurnata! E ancora nun nn’ha finutu. Quannu veni Felici sulu ‘u Signuri

ni po’ iutari. ( prova a sistemare qualcosa poi scompare in fondo a sinistra, dopo un attimo si odono delle voci che provengono dalla comune, sono Felice e Angelo, due bei ragazzi, non ancora trentenni con due valigie in mano, Angelo ha un atteggiamento signorile e un po’ effeminato, pronuncia la “R” con la “V”)

Felice : Angelo, dormi ccà, accussì ‘u dicu a me matri e ti fazzu priparari ‘u lettu.

Angelo : No…no…non voglio disturbare. Tuo padre ogni volta da’ delle battute un po’ maliziose, e a mia nun mi piaciunu…

Felice : Ma pirchì, tu pensi ca non ha caputu nenti?

Angelo : Appuntu! Nun vogghiu dari problemi. ( si siedono e bevono qualcosa da qualche bottiglia che era sul mobile, nel fattempo appare la madre di Felice che ascolta in silenzio )

Felice : Ma tu ‘a tesi quannu ci l’hai?

Angelo : Tesi e laurea fra venti giorni…E tu?

Felice : Fra un mese esatto. Piccatu, poteva essiri ‘u stessu iornu. T’u ‘mmaggini Angelo, laureati…mancu ci vogghiu cridiri. Menu mali ca canciai facoltà…con ce l’avrei mai fatta. L’economia non era per me….Me patri appena ‘u sa farà l’inferno…

Marta : Ci puoi puntari. ( sobbalzo dei due )

Felice : ( abbracciando la madre, così pure Angelo) Mamma, cumu stai?

Marta : Iu beni, è tò patri ca persi ‘i sensi, speci quannu sappa dell’università…

Felice : Maronna mia..ma cu fu? Ddù facci brutta di Mannoia? Certu, sulu iddu puteva fari ‘a spia, iddu e ‘u prufissuri Matarazzu…

Marta : Appoi ci cuntau tutta ‘na storia…Felici, ma tu si cuntentu comu si?

Felice : Ma chi stai dicennu? Chi sappi cosa tra mia e Maria? A propositu, idda comu sta?

Marta : Ma tu ‘a vuoi beni? Vogghiu diri…comu ‘nmasculu voli beni ‘a ‘na fimmina, con la stessa passione…lo stesso ardore…

Felice : Ma chi dici mamma, si capisci ca ‘a vogghiu beni. Ma pirchì mi fai ‘sti ddummanni? ( entra dall’interno Antonio…è su tutte le furie, si alzano, Marta protegge Felice e Angelo vuole disimpegnarsi..)

Angelo : Col vostro permesso, vaiu a ccattari …

Antonio e Angelo : ….’a marmellata! ( esce quasi di corsa dalla comune)

Antonio : Vai…bella Angelica…(con voce effeminata ) Iddu chi si chiama Angelica e tu Rinaldo, è veru? Tu fai ‘u masculu, in modu di diri, e iddu ‘a fimmina, è veru? ( si toglie minacciosamente la cintura e gli cadono i pantaloni, cerca di tirarli su ma non ci riesce del tutto, insegue i due che girano intorno al tavolo… poi a soggetto)

Felice : Papà, ti posso spiegare….

Antonio : (distrutto, si accascia sulla poltrona) Mutu! Ma chi vuoi spiegari, delinquenti. Mi hai distrutto la vita. Nun sulu nun ti vulisti lauriari…ma la cosa più grave è …nun mi venunu ‘i paroli…maledizioni…nun mi venunu ‘i paroli…ma comu t’ haiu a diri….Insomma, sei lo scandalo della mia famiglia…Nuatri, tutti, nel ramo maschile, mai nessuno ha potuto dire che abbiamo fatto cilecca cchè fimmini…iu poi, appena ebbi deci anni mi fici zitu ccà figghia di don Cicciu ‘U Mulunaru, la più ammirata di tuttu ‘u paisi. Tri mulini aveva…una fortuna, e doppu ‘i fimmini ca ebbi nun si cuntunu cchiù, sinu a quannu arrivai ‘nti tò matri, assimigghiava a ‘n attrici…Gina Collobbriggita, bedda comu ‘o suli, a tia t’aveva riservatu….un capitali…Tu na vota mi dicisti…(Felice che abbassa lo sguardo) …..taliemmi ‘nta facci quannu parru, infame! Mi dicisti…”Papà, m’haiu a laureari ppì fari ‘u contabili ‘nto negoziu? E nun nn’abbasta Erminia?” Chistu pinsavutu.

Felice : Ti volevo dire che….

Antonio : Mutu, debosciatu. ‘U chiami negoziu…? ‘A vuoi chiamari putia? E’ ancora cchiù dispreggiativu. ‘Na putia ca avi dui mulini, ‘nfrantiu di ogghiu, dui palmenti di racina…, distese immense di uliveti, mandorleti, carrubbeti, fichidindieti a non finire, casini, ficheti…

Felice : (timidamente) Ma chi sunnu ‘sti ficheti…

Antonio : Ignorante. I fichi…i fichi…milli macchi di fichi comu si chiamunu? Quannu tò matri fa i passuluni d’a Calabria comu a tia, pirchì dici ca ti piaciunu, ‘o figghiu d’o cori, di unni i pigghia? E tu…tuttu chistu m’u chiami un semplici negoziu….alla faccia del semplici negozio. La galera ti meriti?

Marta : Ma almenu fallu parrari.

Antonio : E‘ ‘a curpa è tua. Sapevi tutto è non me l’hai detto, bugiarda…malassurtata!

Felice : No, ‘a mamma nun c’entra nenti. Iu ci dissi di nun diriti nenti, sapevo la tua reazione, la colpa è solo mia…Ma io non sapevo della consistenza della nostra proprietà. Iu sapeva sulu do negoziu e di ‘na casa ‘ncampagna e basta. Se avessi saputo…

Antonio : ‘Nta ‘sta casa chiddu che nun ha mai saputu nenti haiu statu iu e basta. Chissà ancora quantu cosi ca nun sacciu ! E dimmi…che cosa avresti fatto?

Felice : Almeno ci avrei pensato. Papà, io non ho abbandonato l’università, ho solo cambiato facoltà.

Antonio : ( guardando la moglie ) Ma pirchì nun m’u dicisti. ( investigativo ) E dimmi ‘na cosa…( molto più remissivo e calmo ) in quale facoltà ti sei iscritto, se è lecito, vistu ca t’haiu campatu a fior di bigliettoni…,miei, da centomila a simana?

Felice : Nun t’u dissi pirchì sapeva ca ti siddiautu…Eri prevenuto con la facoltà che ho scelto…e nun sacciu pirchì? Te lo avrei detto a cose fatte…

Antonio : Avanti…parra.

Felici : Giurisprudenza…Legge, và…

Antonio : E cch’e…materi…tutti trenta e trentunu liberi tutti…Tutti fasulli immagino….! Tantu si bravu a mintiri ‘i firmi farsi…

Felici : ( orgoglioso) Papà…sunnu tutti trenta e qualcunu con la lode.

Antonio : ( più calmo e conciliante ) E quannu ti lauri ? ‘Nto misi di mai, immagino!! (ironicamente)

Felici : Papà, fra un mese iu mi laureo e Angelo fra venti giorni…

Antonio : A propostito della bella Angelica…

Felice : Ma chi vai pinsannu, papà? Cchi è ‘stu fattu di Rinaldo e Angelica…

Antonio : ( Marta e Felice accennano a un sorriso) La bella Angelica… Accurzamula! Mannoia mi dissi ca a Catania vi chiamunu Rinaldu e la bella Angelica…Che siete entrati in una comitiva di pu…di omotrans…dici ca si chiamunu accussì. Ora no che io ce l’abbia ccu ‘chisti, ognuno po’ fari la vita ca voli…ma sangu di la marina…(sbattendo vigorosamente un pugno sul tavolo) mè figghiu no!! Se poi vuoi arrisultari unu di chissi…ddà c’è ‘a porta…VIA….Sciò di ‘sta casa….( girandogli le spalle, nel frattempo entra Maria che abbraccia Felice…Antonio si gira)

Marta : Scimunitu, ‘u stai virennu cu è ppi tò figghiu la Bella Angelica? ( Antonio si accascia su una sedia, affranto e vergognandosi dei suo sospetti…)

Antonio : ( incredulo, sgomento, prendendosi a schiaffi e poi piacevolmente sorpreso) Ma quantu haiu statu scimunitu! Figghiu miu, sugnu cuntentu ca fai felici ‘sta picciotta e nello stesso tempo…, mi dovete perdonare ma io lo debbo dire con grande soddisfazione, sono contentissimo e orgoglioso che sei proprio tu a fare cornuto a Lo Bue…usuraio e becco di primo pelo. ( risatina di tutti )

Felice : Lasciamo stare queste cose. Ti volevo spiegare la questione di Angelica ecc.ecc. Papà, la cosa è andata così… Lo scorso Carnevale, colleghi del’università ni ficiru vestiri di Rinaldo e Angelica e ni purtanu in un gayparty…

Antonio : E unni parti? Figghiu miu, ancora mancu si arrivatu e già parti?

Felice : Ma quali partiri!! Insomma era una festa di omosessuali, ma nun sulu, papà nun c’è nenti di mali, erumu miscati, ianchi e niviri, russi e gialli…masculi e fimmini, nun si capeva nenti…A doppu di ssà festa, ogni tantu qualchi cretinu, quannu n’ancuntrava ni chiamava accussì…ma ppì scherzu…Sulu ‘u cretinu di Mannoia potti pinsari…chiddu ca pinsau…Ma poi, se anche fosse stato, tu sei una persona intelligente, non sei razzista, hai una mentalità progressista…

Antonio : Si… chissà si…haiu ‘a lenti progressista…

Felice : Vogghiu diri ca oramai queste barriere non esistono più…Questi tabù, sono superati…Se io fossi stato gay…

Antonio : ( incosciamente, sottovoce ) Diu… ni scanza…(correggendosi) Certo…ormai i tabbù…i barrieri…unni sunu…( a soggetto, impacciato)

Però figghiu miu…sai iu sugnu fattu della vecchia manera…maledizioni..u masculu è masculu e a fimmina è fimmina…tannu….ma tannu nun c’era n’autru modu di fari ìi figghi…, masculi e fimmini…patapà..(unisce con forza le palme delle mani) e a ficu è fatta…Felici, ‘a ddummanna qual’era? ( uscendo da quel vicolo cieco cui si era cacciato) Ah, si ci sugnu, se tu erutu…gay, chi succideva! Chi succideva…chi succideva…(imbarazzato al massimo) Dimmi ‘na cosa…ma ‘a mamma po’ rispunniri?

Marta : Certu. Sarebbe stato sempri mè figghiu, senza problemi !

Antonio : Ebbeni se ‘a mamma dissi accussì, anch’ iu dicu accussì. ( Felice lo abbraccia )

Felice : Bravu papà, tu sei un vero uomo.

Antonio : Discretamente, non mi pozzu lamintari. Addummanna a tò matri, addocu! E allura Angelo…perciò…nun nnè gay?

Felice : Papà, ma quali gay…Angelo ccù Erminia hanno una simpatia…

Antonio : Ah, ‘u fattu d’a marmellata…’U diceva iu…ca nun nn’era sulu ppà marmellata ppì sò matri…( entrano dalla comune Angelo e Erminia , si danno la mano teneramente )

Angelo : Signor Lomazzo, se permette…vorrei chiedere a lei e a sua moglie la mano di sua figlia Erminia.

Antonio : ( Antonio, che è seduto, lo guarda attentamente, scrutandolo dall’alto in basso, poi con la mano chiama il figlio che gli si avvicina all’orecchio) Felice, ma chistu, si sicuru ca nun nn’è….? (Felice annuisce, poi più tranquillo) Figghiu miu, se mè mugghieri acconsente…anche se io non ho saputo mai niente di niente, pirchì ‘nta ‘sta casa iu ci sugnu per soprammobili, ppì manucu di scupa và, o sennò…l’hai prisenti il due di mazzi quannu la briscola è coppi, tali è quali… insomma ‘na cosa ca c’è e nun c’è, e se nun c’è nun si nn’accorgi nuddu. Comunque, se dipende da me e mia moglie vi dà il nulla osta, si può fare. (sorriso di Marta) Ma a proposito di legge, ( prendendo per il braccio Angelo ) tu e mio figlio, appena diventerà avvocato, mi dovete risolvere un problemino…( rivolto al pubblico con gli occhi sbarrati, come quello che non perde la forza e la caparbietà di continuare) Perché la lotta, miei cari signori, continua nel secondo tempo…vedrete…vedrete, solo qualche minuto di pazienza!!

FINE DEL PRIMO TEMPO

Secondo Tempo

Secondo Tempo

E’ passato un mese. Angelo si è laureato e proprio oggi Felice è andato a Catania per lo stesso motivo, ma con se non ha voluto nessuno, per piccoli contrasti interni e per scaramanzia. E’ tornata apparentemente la pace se non fosse che arrivano delle telefonate anonime che turbano la famiglia. Antonio è andato in negozio, è in scena Marta che mette in ordine la stanza, fra non molto ci sarà una festicciola per l’arrivo del neo-laureato. Telefono, Marta alza la cornetta, stufa…

Marta : Senti, a tia, ora sugnu stanca di ‘stu scherzu…Se ssi fimmina si una di chiddi, se si masculu sei un povero cornuto….( il tizio riattacca) Forsi ca ‘u pigghiai ‘nto vivu! Nun ci piaciu ‘a virità… ( entra Maria )

Maria : Parrina, cc’haiu a fari? ( confusa )

Marta : Ma comu “ cc’haiu a fari? “ Bisogna aspettare.

Maria : Di sicuru è iddu ca telefona, ‘u sa ca sugnu ccà…

Marta : E allura? Ti denunzia? Nun ci cummeni, ‘u sapi ca l’argomenti contra di iddu sunnu tanti, Felici mi dissi ca grazzi all’avvocato Giardina, unni va a fari pratica, si risolverà ogni cosa. Ti deve concedere il divorzio, sennò u denunzi per maltrattamenti…avimu ‘i fotografii di l’autra vota… di comu avevutu ‘a facci. Videmu se puru ‘sta vota ci cunta ‘e carabinieri ‘a storia ca cadisti…! Delinquenti. Tu stai ccà e basta e a pinsari a fari crisciri a mè niputeddu nel migliore dei modi.( la stringe a se, dalla comune entra Antonio…con un giornale )

Antonio : Ninu s’a vistu? Telefonati, quanti oggi? L’avvocatu d’o beccu ha chiamatu?

Marta : Intantu trasisti comu fannu ‘i porci…

Antonio : Ossia?

Marta : Che ti potevi degnare di salutare, don Antonio dei miei stivali!

Antonio : Vuoi ricominciari? Vuoi la guerra? Io ti ho fatto solo qualche domanda e basta, per quanto riguarda i saluti ti dugnu ragiuni…( esce dalla comune, rientra e ripete la scena ) Buongiorno a tutti, Ninu s’a vistu, telefonati, quante oggi? L’avvocato del becco ha chiamato? ( Maria e Marta sorridono) ( severo) E non ridete, ca nun c’è nenti da ridere!

Marta : Ma mi vuoi diri pirchì si siddiatu? Propriu oggi ca si laurea Felice…

Antonio : Brava…come sei intelligente…hai visto che quando ti impegni ‘i cosi i capisci? Che figura ci facimu ccu mè figghiu…(guardando la moglie con sufficienza) nostru figghiu che si deve laureare e a fargli gli auguri nun c’è mancu ‘ncani…sulu… comu fussi figghiu di nessunu…Vergogna! Eccu pirchì mi girunu ‘i …..cabbasisi…quannu ci voli ci voli…E iu chi ffa…con la mia famiglia lo disanorev…lo sdirregnavam…lo sdisonravam…insomma non avevamo l’onore di stargli accanto?? Rispunnimi tu ca si ‘a scienziata d’a famigghia!

Marta : Tu ‘u sai com’è andata! Felici dissi “ O tutti o nuddu “ Che senso aveva andarci noi e Maria doveva restare a casa…spiegami tu, invece, che sei il saggio cinese!

Antonio : Lassa perdiri ‘a cina, ‘ntontara…Il fatto è che io ragiono e che due più due fa quattru e quattru più quattru fannu ottu…

Marta : ( come sfottò) …e ottu più ottu fannu sidici…

Antonio : Sfotti…sfotti…Ma comu ni putevumu purtari a Maria, cretina, chidda ricercata…è, latitante è, ‘u vuoi capiri…si o no. Il becco l’ha denunciata per abbandono del tetto coniugale…(sottovoce)….e noi siamo complici. Al momento nun ssà fari vidiri, appoi può uscire alla luce del sole… ( Maria piange)

Marta : Ma cuè, Salvatore Giulianu…ma chi stai dicennu, scimunitu? Ma comu, fu Maria ca ‘u denunciau ppì violenza e percosse continuate e ora finìu ca è idda a essiri latitanti?

Maria : Allura mi cunsinnu ‘e carrabbineri…( alzandosi )

Marta : Ma unni vai…? Cerca chiuttostu di nun fari danni ‘a me niputeddu ca porti ddocu…( soggetto grembo )…

Antonio : Ah si? ‘U tò niputeddu? ( sfottò) E di cognome farà Santonastaso…? Ca è tutto un programma…

Marta : Chi ci avissutu a diri. Lomazzo inveci è un cognome artistico, ‘nca leviti di ddocu. Mè patri per tua norma e regola era terzo violinu di secunna fila ….

Antonio : …interno 5 scala A…’nca finisciala…ca mi veni ‘a risu!

Marta : ( risentita )…‘o tiatru comunali…per 23 anni…E ‘na vota sunau puru ccù Giuseppe Di Stefano…

Antonio : Si ‘u cassamurtaru…’nto funerale…do sinnucu….La Perna, mi ricordo, mi ricordo…ni parranu puru ‘i giurnali…”Il terzo violino della seconda fila maestro Santonastaso…di quà…di là….”

Marta : E se è fimmina?

Antonio : ( preso alla sprovvista ) Si chiamerà sempre Lomazzo Antonina e basta! Tu non hai futuro, non hai speranza…devi rassegnarti…il Lomazzo crescerà e diventerà…

Marta : …un trunzu di cavolo cappucciu!! ( dando la mano a Maria ) Maria vieni, lassamulu sulu a questo retrogrado e zaurdu. ( via per la comune a sinistra, Antonio quasi rincorrendola…)

Antonio : Megghiu trunzu ca suonatore fallito di secunna fila di violinu scurdatu…, ca se nun nn’era per il sottoscritto…vi mangiavate gli spartiti del maestro tuo pa-pà…e cchè cordi del violino vi cci affucavati appisi, per la disperazioni, alla travi del solaro, cara la mia sposa, figghia del violinista. ( sempre con aria sfottente, poi si siede sulla poltrona sfogliando il giornale, dopo un attimo entrano dalla comune Erminia e Angelo, hanno in mano un paccchettino per Felice )

Erminia : Papà, buongiorno..

Angelo : Buongiorno don Antonio…

Antonio : Buongiorno ragazzi!

Erminia : Ci pigghiammu ‘npensierino per la laurea di Felice, è un orologio sportivo, chi dici ci piaci…?

Angelo : Io gli volevo prendere una borsa, ma Erminia ha insistito…Don Antonio, ve lo facciamo vedere?

Antonio : Angelo, ti volevo dire per il fatto…

Angelo : Si, lo so, e se permettete avevo già la risposta di mio padre, che ha studiato la cosa ed è pronto anche a farvi da consulente per un eventuale procedimento in tribunale…

Antonio : Io ti ringrazio, ma vedi, io non intendevo quello…

Angelo : Ma me lo avete chiesto voi….?

Antonio : Si…si….

Angelo : Ma voi mi avete detto del fatto dell’atto se poteva ritenersi nullo….

Antonio : ( alterato ) Si…si…va beni…Angelo, ora stai mutu, ci siamo capiti? ( risentito il giovane ammutolisce aspettando di conoscere cosa il suocero abbia da dire ) Ahù, ma hai ‘na testa?

Erminia : Papà…! ( come rimprovero )

Antonio : Scusami…scusami…Angelo, non intendevo offenderti…ma vidi, iu haiu bisognu di sintirimi voluto bene. Sugnu comu ‘ncanuzzu…cu mi duna ‘u pani iu mi ci affezionu…Ho passato dei brutti momenti, credimi, quella faccenda del negozio…di mio padre, mischino, le sofferenze che ha vissuto, mi hanno distrutto la vita per tanti anni e ora st’haiu vidennu un po’ di lustru e sono sicuro che col vostro aiutu…ce la farò…

Angelo : E io per questo mi ero…

Antonio : Ancora? Allura, vistu ca vuoi sempri parrari tu, t’u dicu subitu…Angelo, tu mi devi chiamare papà, appoi comu seguito mi puoi dari di “Voi” o di “Lei” , comu si faceva ‘na vota…ecco. ( Angelo e Erminia si stringono felici ) Appoi quannu to patri e to matri, purtroppo ‘sta regola ancora esisti, chidda da matri vogghiu diri, pirchì bastassi sulu ‘u patri, ma vistu ca è d’accussì, amen. Dicevo, quannu i tuoi illustrati genitori vonnu veniri ccà davanti al mio cospetto, mi fanno la stessa richiesta ca mi facisti tu, iu ci dicu di si e comu voli Diu facimu. Mi sono spiegato. Ora mi puoi diri chiddu ca m’avevutu a diri, così ho detto!! (come un capo indiano)

Angelo : Ecco, pa…pa…

Antonio : Forza…forza ca ci rinesci…dai…dai…pa…pa…

Angelo : Ecco, pa..papà, ( soddisfazione generale ) io le volevo dire che per mio padre l’atto della cessione di mettà del negozio è nullo perché mancano due testimoni, ecco!

Antonio : Esatto…( abbracciando il genero ) E iu cc’haiu dittu ppì trentanni, le stesse cose. Quannu veni tò patri, ci faremo i conti…Bene…( telefono, Antonio va all’apparecchio, mentre i fidanzati vanno sul fondo a sinistra e con dei segnali Erminia saluta il padre ) Vuoi vidiri ca è Felici…? Pronto…pronto…Filippu, tu si? E chi vuoi? (pausa) Stamattina aspetto visite, cui? Il ragioniere Vasile e Crocefissa, sua figlia… Si…avia pigghiatu una sbandata ppì mè figghiu…’Nca quali siddiatu…’U sai ca ti vogghiu beni! Vuoi veniri ppi forza? ( riflettendo ) Ma si, pirchì nun veni… St’haiu pinsannu ‘a ‘na bella cosa, tu abbi fiducia in me…Però ti cunsigghiu di …eccu… di rinfrescarti, ma quali bagnu, ammoderniti….ssà scuzzitta…levatilla…l’occhiali…mintatinni uno cchiù modernu, nun ci l’hai? E allura levatilli do tunnu? Se mi rinesci, ti fazzu accoppiari ccu Crocifissa. ‘Nca quali cani! Iu chi dissi cani? Fimmina è…di alta classi! E chi sacciu di quali classi è? Classi nel senso di stile, alta società…Ma quantu si zaurdu, Filippu! Accoppiari nel senso di coppia…duetto… a due posti ? Alfaromeo? Ma quali Alfaromeo, deficienti! E non essere permaloso, a picciotta bedda è, ti sistemi ppi tutta vita. Va beni…quannu vuoi veniri…veni. Mi raccumannu, parra picca…devi dire si…no…qualche sorrisino…e parole brevi, senza fari discussioni inutili..comu a chiddi ca fai tu..capisti? ( riattacca, poi telefono…Antonio prende la cornetta…) Chi c’è, ancora, Filippu? Prontu….prontu…Ah,haiu caputu…sei l’anonimu telefonista, ora iu tidicu ‘na cosa. Carissimo figghiu di iarrusa, cioè il cornuto di Lo Bue, se ti permetti ‘nautra vota di telefonarimi, vegnu ‘nta ssa speci di putìa, ca è sempri mia, mi portu ‘a ‘ccetta , e ti tagghiu ‘i corna ca hai, mi sono spiegatu? (attacca) ‘Mi nqueta finu ‘a casa…( poi via sul fondo a sinistra, suonano, Marta, esce dalla sinistra e va ad aprire poi ritorna seguita da un specie di frate con una lunga barba bianca…)

Marta : Accomodatevi…fra…

Nino : …. fra Ninu…

Marta : Fra Ninu ? Ma a mia mi pari di canuscirivi.

Nino : Ma comu, signura, nun mi canusciti? ( togliendosi la barba )

Marta : Ma si capisci! Don Ninu ‘u nostru. Ma cu fu me maritu ca vi cumannau di vistirivi accussì?

Nino : Signura, oramai sugnu talmenti abili a travistirimi, ca certi voti quannu finisciu di truccarimi mancu mi canusciu cchiù. ( entra dal fondo Antonio )

Marta : ( andando sul fondo a sinistra ) Qualchi gghiornu v’attaccunu e ne sarò contenta. ( scompare a sinistra )

Antonio : ( con una smorfia di sollievo ) Accupa! ( rivolto a Nino) Bonu pari, u sai? Pirchì ‘nti scrivi ‘o cummento de salesiani…manci dormi e fai ‘na vita di pascià.

Nino : Vui ci schirzati, a megghiu vita iddi ‘a fannu, se nun fussi ppa missa a de cinqu! Ma poi dicu, nnà putissunu spustari e setti, no…e cinqu. Mah! Liggi stupiti.

Antonio : Dunchi, ‘o nostru. Ci fusti?

Nino : Ci fui!

Antonio : Secunnu e terzu scaffali trasennu a destra, dal latte alla carne Simmental…quantu pezzi ci lassasti?

Ninu : Tutti chiddi ca ‘nti nuatri erunu scaruti, una trentina…I pigghiai e ‘i purtai ‘nti iddu…

Antonio : Mih….Ci facisti ‘u pienu? E unni ti mintisti?

Nino : Chi facisti? Comu chi fici?

Antonio : Ninu, vidi ca stai ddivintannu surdu…

Nino : Lurdu di chi?

Antonio : ( spazientito ) T’a fari visitari ‘nt’aricchi…Si surdu. Sarà il troppo cerone…

Nino : E cchi è ‘stu cerone?

Antonio : Ma chi sacciu, è ‘na speci di cira….cira assai…assai, e appuntu, siccome è assai si dici cerone…

Nino : E se era picca?

Antonio : Cerino! ( sull’orlo di una crisi di nervi ) Bestia, ma cchi nni sacciu iu comu si chiama. Ti dissi antura unni ti mintisti tutti ssì cosi ?

Nino : A unni capitau, cca dintra…( la due grandi tasche del saio…), appoi aveva ‘nsaccu di filunnenti…a tipu coffa della spesa, ‘u sapiti?

Antonio : Bravu…ora vai ‘o negoziu ca è chiusu…dacci m’na sistimata. Ci ‘u mintisti ‘u cartellu di chiusura provvisoria?

Nino : Si capisci! ( Antonio prende il cannocchiale e guarda…nel cartello c’è scritto.. “ CHIUSO PER LAURA DEL FIGLIO FELICE “)

Antonio : Grandissimo scimunitu, io ti avevo dato un cartello bello e fatto, unni ‘u mintisti?

Nino : Scusatimi, c’era scrittu CHIUSO…

Antonio : Ma rimbambitu ca si, se è chiusu, si ci scrivi “chiuso”, chi ci pozzu mintiri APERTO!

Nino : Siamo d’accordo, ma il motivo…dov’è il motivo. Si dici Chiuso per Lutto della Moglie…per esempio……

Antonio : Ma quannu mai, lei non morirà mai! E’ immortale…

Nino : Va beni, ma almenu mittitici Chiuso per Laura….

Antonio : ( non potendone più ) Cretinu, ma què ‘sta Laura? Talè…minticci chiddu ca voi, ma vattinni…nun ti pozzu vidiri cchiù…( Nino via dalla comune )

Antonio : ( al telefono compone il numero dei NAS, con chiaro accento napoletano…) Pronto…sono i NAS…Scusate, no…no… non è che io sono i NAS…ho sbagliato la presentazione…abbiate pazienza, sono un po’ emozionato, io non faccio mai queste telefonate, capite..…Io sono Pasquale Esposito, di Napoli…via dei Quartieri Spagnoli 37…rappresentante di commercio…voi siete i NAS?

Oper.NAS : ( accento napoletano ) Qui i NAS, dite pure, carabiniere scelto , prossimo appuntato Quagliaruolo Antonino…a servirvi…Sig. …come avete detto di chiamarvi?

Antonio : Esposito Pasquale.

Operatore : Dite sig. Esposito. Allora siete di Napoli, pure voi?

Antonio : Si..si…allora siamo paesani…che piacere. Ecco, caro paesà, io devo denunciare una cosa un po’ delicata…cosa che non faccio mai, però mi ci hanno costretto.

Operatore : Dite…dite don Pasquale, a vostra disposizione …

Antonio : ( volendo strafare ) Scusate, ma un certo Quagliaruolo Salvatore, impiegato alle poste centrali di Napoli, vi viene parente…

Operatore : ( entusiasta ) Ma voi come lo conoscete?

Antonio : Min….(imbarazzato, coprendo la cornetta) …’u canusci…e ora chi ci dicu…quantu sugnu bestia…( riprendendo a recitare ) Ma questo povero diavolo però morì 12 anni fa…era allo sportello…raccomandate andate e ritorno ( a soggetto con il pugno e l’avambraccio) era malato… poverino sei mesi di sofferenze…ha lasciato una moglie e….sette figli…una tragedia, poi si ammala pure la moglie e muore dopo un mese, tutti i figli all’orfanotrofio…a Pozzuoli. Tre anni fa un terremoto distrugge tutto il palazzo… sapete chi muore…

Operatore : E manco a dirlo…I sette bambini ? ( Antonio annuisce )

Antonio : Ci avete azzeccato in pieno.

Operatore : Maronna do Carmunu, e chista è sfortuna. Una famiglia distrutta!

Antonio : Destino! (sollevato) Quindi non lo conoscete?

Operatore : Ah no, quello che dico io era mio fratello…Scusate tocco ferro! Grazie a Dio gode di ottima salute…Ma voi guardate le combinazioni… Comunque…Dite…dite…

Antonio : Scusate il racconto, ma è meglio che telefoniate a vostro fratello, quello è un posto maledetto.

Operatore : ( preoccupato ) Lo farò subito, appena finisco con voi. Dite…

Antonio : Bene. Io vi ho disturbato perché io sono un tipo preciso e ligio ai doveri della legge. Vi spiego. Il Supermercato del Corso…

Operatore : L’ Emporio Lomazzo?

Antonio : No..no…ma che scherzate! Ma quello è la boutique dei supermercati…no…no, e poi il proprietario è una persona a modo, un galantuomo, non scherziamo, no..no…magari Iddio fossi andato là. Purtroppo cercavo un tipo di latte speciale che all’Emporio Lomazzo era già finito e quindi ho ripiegato nell’altro…Il Supermercato del Corso…

Operatore : E che cosa avete notato?

Antonio : Che cosa ho notato? All’anima d’a palla di quello che ho notato… Nel 2° – 3° e 4° scaffale, entrando sulla destra, tutto scatolame scaduto…altro che scaduto…scadutissimo, inavvertitamente, però, prendo un litro di latte, quello che faceva per me, senza controllare la scadenza e lo porto a casa. Stamattina, dopo averlo leggermente bollito, a me piace semifreddo brigadiere, stavo per berne una tazza…che v’aggia dì, veleno…brigadiere…veleno…ho rimesso le ossa di mio nonno…Dopo ho fatto la prova a bollirlo ancora di più, peggio, era diventato come la ricotta…uno schifo… Controllo la scadenza e sapete da quanto tempo era scaduto: UN MESE!!! Vergogna!! Volevo andare a reclamare ma mi sono detto “ Perché devo mettermi a tu per tu con costui e magari posso reagire d’istinto e fare qualche gesto inconsulto, chiamo i NAS che sono le persone più adatte. Ho fatto bene? “

Operatore : Paisà, avete fatto benissimo. Ci pensiamo noi. Ah, a proposito, come si chiama il tizio…

Antonio : ( Subito…facendo lo spelling ) Turi Lo Bue, avete capito…Lo Bue. Che cognome..è tutto un programma. Eh, scusate paisà, mandate subito la pantera…

Operatore : Ma quale pantera…

Antonio : Allora mandate la volante…. La camionetta a sirene spiegate…? O forse il cellulare…?

Operatore : Non abbiate pensieri, ci pensiamo noi.

Antonio : Brigadiere, dite un poco……

Operatore : Scusatemi, ma non sono brigadiere…!

Antonio : Ma come, fanno brigadiere a cani e porci e voi che si vede a primo acchitto che avete classe e professionalità…ancora carabiniere scelto…cose dell’altro mondo, ecco perché l’Italia va a rotoli….

Operatore : L’accademia, devo fare l’accademia, stò studiando…per brigadiere e poi maresciallo…

Antonio : Bè, vi auguro tanta fortuna e…scusate, prima di salutarci….volete per caso sapone per la faccia, bagnoschiuma, sapone per la barba…spray…saponette per il viaggio…ve li porto a casa ?

Operatore : (tentato) Ma non posso…sono in servizio…se lo viene a sapere il superiore…( poi di scatto) bè… se insistete…fate un pacco anonimo…Che non dia nell’occhio. Prendete un giornale e avvolgete il tutto, anonimo, mi raccomando, deve sembrare …

Antonio : …anonimo, e si capisce, e che siamo fessi!

Operatore : Sapete paisà, la gente è così curiosa…Corso Italia 23, quando venite?

Antonio : Domani sarò da voi, vi saluto, paisà! Mi raccomando la volante con la sirena, addio, e salutatemi papete, mammete, fratete…e sorete.. (riattacca stropicciandosi le mani…) E chista è fatta, se nun ci fussi iu. (Appena sta per scomparire dalla comune a sinistra, suonano,va ad aprire e ritorna seguito dal rag. Vasile, sui 60anni, rotondetto, capelli impomatati all’indietro con la riga nel mezzo, degli occhiali da vista fuori moda, ha un bastone che porta solo per un suo vezzo di famiglia, che sostiene essere nobile, ha l’abitudine di intercalare la frase “…nella buona sostanza…” come se riepilogasse un periodo, la figlia prosperosa, sulla 30na, le guance rosa e le labbra col rossetto accentuato disegnano un cuoricino, voce da bambina, è la classica oca giuliva, che rappresenta nel paese un bel partito per via del padre, però nessuno se ne è accorto fino ad oggi, domani non si sa, Antonio si perde nei convenevoli ) Oh, carissimo ragioniere…che piacere…che piacere voi manco immaginate, prego, prego accomodatevi. Vi posso offrire qualcosa…( verso la cucina…) Marta…Marta…vieni un attimo….abbiamo visite. Mia moglie è sempre in cucina, se la volete trovare è sempre là, ci piaci! (risolini di prammatica, poi appare Marta, i soliti convenevoli, e Maria che porta un vassoio con dei biscottini, li poggia sul tavolinetto…accenna ad un inchino e va via, saluti ecc.ecc, si siedono tutti) Allora, ragioniere, avete voluto fissare questo appuntamento e io ho avuto l’onore di accontentare la vostra richiesta, eccoci pronti, siamo qua a vostra disposizione, se vogliamo arrivare al dunque. ( Nel susseguirsi della discussione Crocifissa mangia in continuazione i biscottini…)

Vasile : Don Antonio…

Antonio : ( sulle sue , senza scomporsi) Chiamatemi pure sig. Lomazzo!

Vasile : ( sottomesso ) Va bene…va bene, sig. Locazio (sbaglia ogni tanto il cognome, a soggetto e Antonio lo corregge sempre). Dunque i nostri figli si sono conosciuti due anni fa al funerale del mio caro padre…( segno croce di tutti )

Antonio : Paci all’anima sua, fora di ccà!

Vasile : Ebbene, dopo la funzione, saluti, un piccolo ricevimento di commiato funebre, qualche parola, qualche sguardo innocente, qualche travisatura di sfuggita. E poi qualche telefonata…così di pura amicizia…nella buona sostanza….

Antonio : Da parte di vostra figlia…

Vasile : Certo…certo… Ora dico…nella buona sostanza…sono anche un po’ imbarazzato perché questi discorsi dovrebbero esser fatti dall’altra parte…

Antonio : ( comicamente) Vi vuliti assittari ccà?

Vasile : Sig. Lomazzo, io pensavo che vostro figlio avesse un interesse per mia figlia perchè da quando si conobbero non se lo è tolto dalla testa…questo nella buona sostanza…Perché vedete, da quando la buonanima di mia moglie…Che Dio l’abbia in gloria…

Antonio : Sempri fora di ccà!

Vasile : Sono io che mi occupo di lei…del suo avvenire, del suo cuore…

Antonio : E’ malata…qualche tromba…una trombetta…un trombone cardiaco?

Vasile : No…no…dico dell’aspetto sentimentale…io sono il padre… E quando c’era mia madre…pace …….(quasi piangendo)

Antonio : …all’anima sua fora di ccà…Ragioniere in casa vostra c’è stata una strage?

Vasile : E lo so, mio caro sig. Lomazzo…sono rimasto solo con lei…( piange anche Antonio, per finta… mentre Crocefissa continua a mangiare dolcini e non parla..) Ma non è un peso, no..no..E’ la precoccupazione che io chiuda gli occhi….Vedete, mia figlia per me è un bocciolo di rosa…Nella buona sostanza, è di poche parole…

Antonio : Ma di buon appetito, a quanto vedo!

Vasile : Si sfoga, sig. Lomazzo…si sfoga col cibo…

Antonio : E si capisci! Con chi si potrebbe sfogare. Mio figlio, invece, è un bocciolo di crisantemo… Sapete, ognuno si difende i figli suoi, ragioniere. Certo è che se continua questa mortalità in famiglia, siete rimasto solo ad avere grosse probabilità di allungare la lista dei defunti…tenetevi forte. Dunque, mi pare di aver capito tutto e io vi ringrazio per la scelta della mia famiglia…sarebbe stato un onore, ma purtroppo, le cose della vita sono così…aspetti una cosa e nn’arriva n’autra, ti pari di sistimari ‘mpurtusu e si rapi una falla enorme…Ragiuneri, mio figlio aspetta…(confuso)..mio figlio ha creato una falla che dobbiamo murare. Nella buona sostanza..comu dici lei, simu nuatri ca ‘u spittamu. Vedete oggi si laurea e ci stamu priparannu una festicciola, iddu però ci pinsau prima…’a festa ci ‘a fici prima…insomma.. (prendendosi la testa ta le mani) Maronna chi confusioni…pp’accurzalla, ‘a picciotta d’antura che vi ha portato i pasticcini è la sua…

Marta : La sua compagna…, una specie di fidanzata…Non sono sposati perché lei…non è libera, ecco.

Antonio : E’ carzarata…

Marta : Ma chi dici, scemunitu?

Antonio : Carzarata in casa…e fammi finiri di parrari!

Marta : Insomma, la ragazza è incinta di tre mesi, oggi succedi anche questo, e pazienza. ( il rag. e la figlia sono visibilmente delusi )

Vasile : Mi divete scusare sig. Lomazzo, io non sapevo di questa circostanza, sono mortificato, e anche Crocefissa…(intenta a mangiare) se avessi saputo…

Antonio : Ma cosa dite, ragioniere, dispiace anche a me, ma è capitato, un incidente è stato…

Marta : (ironica) Si, ccu morti e feriti!

Antonio : Muta! (suonano, Marta si alza e va ad aprire) Sarà il mio caro amico Filippo Mannoia…( ai due ) una persona a modo, simpatico, libero..nel senso non è impegnato sentimentalmente…capite…( dietro Marta, appare Filippo, elegante, senza basco, occhiali più moderni, capelli impomatati, con un mazzo di rose gialle… ecc.) Ragioniere le presento il sig. Filippo Mannoia, perito industriale elettrotecnico. ( Filippo si schernisce, poi porge la mano…) Questa è la signorina Crocefissa..

Mannoia : Piacere, Fi…Filippo.

Crocefissa : ( con un certo interesse ) Piacere Croce…( Mannoia le porge i fiori che la ragazza apprezza molto)

Antonio : ( verso il pubblico) …e nuci… Prego, Filippo assettiti. Arristammu come ‘e statui…( risatina generale ) Il mio amico, ragioniere, parla poco…anzi pochissimo…( come un segnale per Mannoia di parlare poco ) Lui lavora all’università di Catania, fa parte del personale ATAQ… ( Mannoia reagisce come a dire “Ma cosa dici?” , Antonio gli da una pedata per fargli capire di stare al gioco, insomma meno parla meno si accorgeranno del fatto che balbetta)

Vasile : Ataq?

Antonio : (precedendo nella spiegazione Filippo) Si…si…Assistente Tecnico di Alta Quota. (rimangono tutti senza capire ) E’ una mansione speciale…Vedete ragioniere, molto spesso il mio amico è chiamato a compiti pericolosi, ad esempio, prendere dei volumi in biblioteca, quarto o quinto scaffale, volumi che pesano dai venti ai trenta chili e sapete quant’è l’altezza da terra del quinto scaffale…Minimo sette metri. E se cade da lì, mi sapete dire chi lo salva? Solo Padre Pio e il Signore!

Vasile : (Rimanendo allibito) Ma voi come sapete tutto questo?

Antonio : Mio figlio, e chi sennò? Non vi ho detto che oggi si laurea!

Vasile : Già, vero! Allora, sig. Mappoia…(Filippo lo corregge) lavorate a Catania tutto l’anno, certo…

Mannoia : Vengo so…solo per le feste e poi ho una be…be…

Vasile : Una bebi sitter?

Antonio : (subito ) Ma no… una bella casa di sette vani…

Vasile : …e setti venunu…(sorridendo per la battuta)

Antonio : ..e sunu quattordici….(accettando lo scherzo)…e accessori…Ragioniere, il mio amico ha bisogno d’affetto…ecco tutto…E’ comu un animale domestico, vuatri ‘u mintiti ‘nta ‘npuntu e iddu stà, comu fussi ‘ngniattu, ‘ncanuzzu… Ha sulu questo difittuzzu ca poi mancu si nota, del chicchiare..si …insomma del…ba…ba…

Vasile : (minimizzando) Del balbettio…ma si mancu si nota…Anche mio cugino Ettore…pace all’anima sua…

Antonio : Sempri fora di ccà.

Vasile : Ma non è un difetto…è un vezzo…

Antonio : In effetti avi ‘mpezzu ca dura…(riprendendo il discorso di prima) E quindi avevo pensato che quando due anime sono sole hanno bisogno di compagnia perché come dice il nostro proverbio “ essiri suli nun nn’è bonu mancu ‘mparadisu “. E’ veru Marta?

Marta : Certo che la solitudine è una brutta cosa. Se per caso, ragioniere, dovreste venire a mancare? Mi pare che i presupposti ci siano tutti. Se guardiamo come sono finiti i vostri parenti intimi, Croce con chi starà…?

Antonio : E chi dici la nostra Croce? ( annuisce e mangia ancora )

Vasile : Bè, certo, il fatto che lavori a Catania ci alletta non poco… Vedete, mia figlia nel caso che io andassi in pensione avrebbe il mio posto solo in qualche agenzia di Catania, questa è la situazione…essendo, però, il fatto che anche Fi…

Mann. – Antonio e Vasile : …Filippo!!

Vasile : Filippo, dicevamo, lavora a Catania, e che per giunta ha un appartamento…la cosa sarebbe più semplice! Senza considerare tutti i miei beni in paese, in campagna ed a Marina di Sampieri… Potrebbero fare una vita da nababbi. Ma questi discorsi vengono dopo. Bè, intanto vi potreste dare del tu? Così allentereste la tensione e sarebbe da stimolo per una conoscenza più diretta e di intimità dialettica…nella buona sostanza.

Antonio : ( bugiardamente ) Ma come parrati beni, ragionieri, sembrate la sacra bibbia, complimenti.

Vasile : Grazie. Crociuzza chi ni pensi?

Croce : Si papi.

Mannoia : Si…si si capisci…Tu chi dici Antoniu…?

Antonio : E a mia chi mi cunti, cchi sugnu tò patri o tu si minorenni? Accetta, questo è un onore che ti si offre…(pedata a Filippo)

Vasile : Grazie, signor Lomazzo.

Mannoia : Va be…be…bene…Croce. ( le da la mano e tutti si alzano, poi…)

Vasile : Voi siete un signore…don Antonio, scusatemi, signor Lomazzo, speriamo che tutto vada bene…Arrivederci e grazie, sarete informato! Arrivederla signora.

Antonio : Andate in pace…

Mannoia : (seguendo i Vasile come una pecorella) Il Signore sia con te e…

Antonio : …con il tuo spirito…la messa è finita….andate …andate…(Vasile e la figlia sono già usciti, Mannoia si sofferma sull’uscio)

Mannoia : Ma co..co come ti devo ringraziare, Anto..antoto…Antonio…E come mi devo scusare per tutte le sciocchezze di un me…me…un mese fa…Tutta co…co…tutta colpa di quello str…

Antonio – Mannoia : ….stronzo…di Matarazzo…

Mannoia : ( baciandogli la mano ) Perdonami, Antonio.

Voce f.c. di Vasile : Perito Mannoia, l’aspettiamo.

Antonio : Ma cu t’ha chiamatu mai Perito Mannoia, e ora vinni ‘u mumentu. Se nun ti nni vai ti dugnu ‘na pirata…vattinni e parra picca, pirchì ricordati ca ‘na parola e picca, dui sunnu assai e ‘a megghiu e chidda ca nun si dici. Vai…! ( Affettuosamente si abbracciano…)

Voce f.c. di Vasile : Perito Mannoia….

Antonio : ( sottovoce ) …dicci “Si”, ed eviti “sto venendo”, falla caminari ‘a menti ! ( Mannoia via sulla destra, Antonio si siede di peso sulla poltrona ) Ora fazzu puru ‘u paraninfu, ccu tutti ‘i chiffari ca haiu. Marta chi ti nni parsi?

Marta : Bè, ti dico la verità, hai fatto felice ‘npoviru schittarruni e ‘mpatri…

Antonio : E ‘a picciotta ?

Marta : Mi parsi debuli di murudda, spiramu ca ci crisci!

Antonio : Ma chi cosa?

Marta : ‘U ciriveddu, Antoniu, nn’aveva tantu, quantu ‘na iaddina e pritinneva so patri ca me figghiu si pigghiava a idda, cosi da pazzi, mè figgiu l’avvocato, dinnniscanzi !! Appoi m’a spiegari ‘na cosa, comu mai a tò figghiu ti vinni in menti di chiamallu bocciolo di crisantemo, dicu…ci ‘nn’ erunu fiuri di tutti li maneri, propriu chissà?

Antonio : E si capisci, Marta. ‘Na vota ca mi cuntò tutti li mortalità della sua famigghia, mi vinni naturali il crisantemo, il fiore dei morti. Perdonami Martuzza, ma comu ti minti ‘a cura, sei una sbirra!! Diavola si!! Chi dici, ni facimu un bel pisolino, tranquillo…tranquillo…? ( ammiccante)

Marta : Ma fatti ‘na doccia fridda, pisolinu ca si! ( le da un bacio sulla guancia , insieme vanno via in fondo a sinistra , dalla destra entra Maria che proviene dalla sua cameretta in basso alla casa, con una bella torta, la poggia sul tavolo, che prepara per una festicciola, bicchieri, tovaglioli, ecc…poi entrano Erminia e Angelo con dei regali, il loro, quello della madre e del padre e quello di Nino, una vecchia bottiglia di spumante, Angelo va a sedersi sulla pultrona e Erminia aiuta Maria )

Erminia : Maria facisti ‘na torta che è uno spettacolo…

Maria : E chi regalu ci puteva fari iu? Chi haiu sordi?

Erminia : Nun ti preoccupari, Maria, ormai tutto è passato, ‘u papà sistema tuttu e tu sarai della nostra famiglia tu e dda criatura ca è ccà…( le tocca la pancia) iu dicu ca è fimmina, è veru Angilu?

Angelo : L’importante è risolvere il problema di Lo Bue, ma sono sicuro che stamattina tutto si chiarirà. Il loro consulente , lo conosci Erminia, l’amico nostro, mi ha detto che Lo Bue e l’avvocapo Pipi, hanno appuntamento stamattina con tuo padre, a casa tua, quindi questione di minuti.

Maria : Ma Felice pirchì nun telefona?

Angelo : Non stare in pensiero, Maria, oggi c’erano 10 lauree e Felice era l’ultimo. Arriverà il suo turno.

Erminia : Ma nun ci puteva iri cca corriera, no, vosi ‘a machina do papà, doveva fare la sua bella figura! Chiddu nun ‘a pigghia da una vita…

Angelo : Erminia, ma vuoi mettere la corriera con una Lancia Fulvia…

Erminia : Ma nun funziona bene…non la ripara mai! ( suonano, Maria via per la comune a sinistra e Erminia va ad aprire, ritorna seguita da Lo Bue,sulla 50na, smilzo, baffetti, occhi spiritati tipo pazzoide, capelli arruffati, veste in modo sciatto, e dall’avvocato Pipi, borsa in pelle, sulla 40na, sono alquanto intimiditi dall’ambiente e dalla situazione…) Cercate mio padre, immagino?

Pipi : Si, ci ha dato appuntamento a quest’ora! Io sono…

Erminia : So chi è lei…e pure chi è lui…( scortese non porge nemmeno la mano) Lo vado a chiamare. ( esce un attimo, Angelo si siede sulla poltrona, silenzio di tomba, poi entra Antonio dalla sinistra, tutti si alzano, Angelo sta per andare via ma Antonio lo blocca…)

Antonio : Tu stai qua, sei il mio amministratore delegato…quindi puoi stari! ( i due sono meravigliati… e anche Angelo è stupito) Allora, andiamo al nocciolo, aspetto il mio adorato figlio che si deve laureare proprio stamattina da avvocato. Dite, che haiu primura.

Pipi : La questione può riassumersi in due tronconi…

Antonio : Come vi chiamate voi?

Pipi : Avvocato Ermenegildo Pipi . Dicevo due tronconi, quello professionale…

Antonio : …di putiaru, và!

Lo Bue : ( con voce comicamente nasale, arricciando il proprio naso ) Come ti permetti di offendermi…

Antonio : Comu….comu….comu…mi dai del tu, piccolo schiavo e servo della mia famiglia…

Pipi : Sig. Lomazzo, incominciamo male…

Antonio : Allora se vogliamo incominciare bene, costui mi deve dare del lei o del voi, e io potrò dargli del tu. La mia famiglia ha dato da mangiare a tutta la sua famiglia per tre generazioni, noi i padroni loro i dipendenti, quindi non tollero questa confidenza. Se lui fosse un altro e non lo zotico, villano e miserabile che è , non direi queste cose, ma cchè pirsuni comu a iddu, queste sono le condizioni, prendere o lasciare!

Pipi : Non possiamo certo formalizzarci su queste piccole cose?

Angelo : Se lei mi consente avvocato, sul fatto della Putia o del Putiaru che in tali denominazioni il suo cliente ha ravvisato un qualcosa di offensivo, vorrei sottolineare, anche se non sono avvocato, che il detto popolare di Putia non lede certo la dignità né della persona che ci lavora, appunto il Putiaru, né, men che meno l’attività stessa, basata solo su una piccola superfice lavorativa e non certo simile a quella del sig. Lomazzo che è una vera e propria azienda dai mille interessi. Per quanto concerne il fatto del Lei o del Voi, questo sta ad ognuno di noi fare un piccolo esame di coscienza e capire che chi per 50anni ti ha dato da mangiare, pretenda si o no, giustamente, un certo rispetto o forse vogliamo sorvolare su quelli che sono i principi basilari del vivere civile come se tutti fossimo scimmie senza domatore. E infine il fatto delle piccole cose che l’avvocato sottolineava, si ricordi avvocato che le piccole cose hanno fatto le grandi cose, pensi a come è nata la Grande Guerra. Se non partiamo col piede giusto non andiamo avanti. Ho finito.

Antonio : ( abbraccia Angelo la mano, quasi piangendo ) Ma parri comu ‘nlibru stampatu.

Pipi : Bene. Il locale del mio cliente…(Antonio scalpita, si mette la mano in bocca, se la morde, Angelo lo ferma…) necessita di una messa a nuovo e in tutta sincerità, il mio cliente non intende spendere soldi in un’attività che, per diversi motivi che più avanti chiariremo, ……

Antonio : Mi scusassi avvocato Pipì…chiariamoli subito!

Pipi : La prego di chiamarmi Pipi, avvocato Pipi. Se vuole le indico tutte le strategia che lei ha usato contro il mio cliente per condizionare la clientela…L’ Uomo Nero…portasfortuna, che lei ha piazzato per tanti giorni davanti al negozio… lo sporco e reietto Mendicante….e tutti i vari travestimenti qui obbliga il suo schiavo…Nino a fare, e quello si che è uno schiavo, povero diavolo….senza parlare il continuo va e vieni della Finanza, dei Nas, dell’Ufficio Sanitario dell’ ASL, del Genio Civile, dei Pompieri, dei Vigli Urbani e chi più ne ha più ne metta. Delle continue chiusure di due, tre cinque settimane e a volte mesi interi, del negozio.

Antonio : ( ad Angelo, sottovoce ) St’haiu scoppiannu, Angilu! ‘Nto stomucu haiu ‘na bumma ca sta’ scoppiannu…cridimi…

Pipi : Si sente male?

Antonio : Si facissi ‘i fatti so, io bene stò. Quannu finisci m’u dici, avvocato Pipì. Mi scusassi, mi veni spontaneo…diri accussì. Continuassi…prego, ma si spicciassi pirchi st’haiu scoppiannu e nun sacciu chiddu ca fazzu…

Pipi : Dopo di ciò c’è il fatto personale

Antonio : Sentiamo questo fatto personale…

Pipi : Il mio cliente è regolarmente sposato con una donna poco seria…( Antonio si alza e fa per afferrare per il colletto l’avvocato, ma Angelo lo blocca…)

Antonio : E lei è cchiù miserabile di iddu, del restu chi lo poteva difendere, un altro stronzo come lui…si…si uno stronzo ca ppì guadagnari quattru sordi chiama una povera ragazza…”poco seria”. Vergogna, lei è un avvocato, si dovrebbe vergognare di usare questi aggettivi. Se mè figghiu veni comu a lei, sull’anima di mè patri, ‘u mmazzu! ( l’avvocato vorrebbe parlare, ma Antonio lo blocca…) Mutu, tu nun parri cchiù, ora parru iu.

Lo Bue : Avvocatu, amuninni, ci ‘u dissi iu che avessimo fatto un viaggio inutilizzato…

Pipi : Si sieda, e stia zitto soprattutto. Sig. Lomazzo, lei non si deve permettere di offendermi, ha capito…

Angelo : Il sig. Lomazzo è stato provocato da lei, proprio così, definendo quella povera ragazza “ donna poco seria “ sapendo che ha una storia d’amore con il proprio figlio e da cui aspetta un bambino, questi sono i fatti.

Antonio : Ora parru iu! Vuole vedere quella ragazza poco seria? Angelo vai a chiamalla! ( ritorna assieme a Maria, col viso ancora tumefatto dalla botte del marito. ) Ecco, avvocato questa è la donna poco seria che ha lasciato questo specie di marito, violento e rurale come tutti i maschi di quella famiglia ma no maschi…( alludendo al genere mascile ) con i cosiddetti che non voglio menzionare, per pudore…comunemente definiti masculi! Lei deve sapere avvocato che tutte le donne della sua famiglia…( di Lo Bue ) sono scappate di casa, la moglie, la madre, la nonna e la bisnonna, mi sa dire perché? Glielo dico io, perché! Perché i loro mariti erano delle bestie e non degli uomini masculi. Ora Maria scappau, è ha fatto bene, qua ha trovato una casa, delle persone che le vogliono bene , c’è spaziu ppi idda e ppi tant’autri comu a idda. Tutto il resto sono minchiate. Tutto. Il Negozio, questo maledetto negozio, che è stato la rovina della mia vita, è stato sempre mio, l’ho sempre saputo e non ho mai fatto niente ppi pigghiarammillu ‘na vota ppi sempri, e ‘u sa pirchì, avvocatu, perché io cercavo sempre lo scontro con Lo Bue, cercavo di distruggerlo mentalmente ed economicamente. Ma quale concorrenza, iddu era sulu ‘nu rigattieri di quattru sordi, era solo il piacere di vederlo soffrire…ma ora mi fa pena…non c’è più piacere…guardatelo, è un uomo finito, distrutto nei sentimenti, non ha cchiù nenti. Ci ristarru sulu ssi quattru casi ca si fici con l’usura, ma sistemeremo anche questa faccenda. ‘Na vota ca ‘u lassa ‘a mugghieri s’u manciunu ‘i vermi. Io inveci no, haiu ‘e me figghi, a me mugghieri, a Angelo, e a Mariuzza. ( se la stringe accanto)

Pipi : ( Lo Bue è con la testa china ) Ma allora, don Antonio, cosa facciamo?

Antonio : Avvocato, voi sapete il fatto dei testimoni che non compaiono nell’atto di cessione del locale, dei 30.000 lire che non hanno mai dato a mio padre e di cui non c’è traccia nemmeno alla banca agricola, ancora viva e vegeta. Questa è una copia dell’atto con la consulenza del notaio Sipione, il mio consuocero, una celebrità, conoscete? Qui è spiegato perché di fatto e di diritto, l’atto è nullo, ahù, il notaio Sipione, cheffà scherziamo! ( l’avvocato annuisce ) ( fa una carezza al genero ) Potrei cercargli 40 anni di affitto e danni per appropriazione indebita e furto, più i danni morali che sarebbero ancora più gravi. Piccatu ca ‘u segretariu Miccichè, scialumortu, morsi qualchi annu fa, ci nn’erunu puru ppì iddu, anche se potrei chiamare gli eredi alla liquidazione del danno, ma è meglio perdonare che incarognirsi. Poi il fatto dell’usura, un vecchio vizio di famiglia Lo Bue…ho un sfilza di vittime che testimonierebbero subito se io lo volessi…Si acconteranno di qualche piccolo indennizzo, in separata sede, ossia nel mio ufficio, ci metterò una buona parola…

Lo Bue : Io posso spiegare…

Pipi : Non parli, le ho detto…Don Antonio, cosa proponete ( accomodante )

Antonio : Voi non fate nè denunce e nè niente contro la ragazza…entro poco tempo dobbiamo ottenere la separazione legale consensuale e poi il divorzio in tempi rapidissimi. Il locale, il mio locale, me lo deve lasciare libero dalle sue cianfrusaglie, e non parliamo più di travestimenti, imbrogli miei ecc. perché vi denunzio a tutti. Io non voglio una lira…così come ho detto per me va bene. Ho parlato.

Lo Bue : Ma, avvocato…come finìu? ( l’avvocato si accosta all’orecchio del cliente, poi dopo averlo convinto…)

Angelo : Papà, chi dici ca Lo Bue si convince..?

Antonio : Si convince…si convince…( l’avvocato si avvicina ad Antonio )

Pipi : Bene, il mio cliente rinuncia a qualsiasi azione giudiziaria contro sua moglie e fra non molto…

Antonio : Quannu, vogghiu sapiri?

Pipi : Fra tre settimane…

Antonio : Nun po essiri, lunedi dobbiamo cominciare sinò sciogghiu ‘a lista degli usurati…e ‘u ruvinu…

Pipi : ( a malincuore ) Va bene…lunedi inizieremo le pratiche di separazione consensuale, poi…

Antonio : Poi? Il negozio…quannu…?

Pipi : Il prossimo mese…

Antonio : No…no…’a simana ca trasi, o nun si nni fa nenti. M’u pigghiu ‘u stissu e vi fazzu causa. E per le vittime dell’usura? Va bene dumani alle 17 nel mio ufficio…?

Pipi : ( c.s.) Va bene, come dite voi. Mi pare che possiamo andare…

Antonio : Avvocato, sintissi a mia, prima ca si pigghia ‘nclienti, ‘u taliassi bonu, ‘a chiddi comu ‘a chistu ‘i lassassi perdiri, malafigura fa!

Pipi : Ci penserò. Arrivederci…( sirena carabinieri, Antonio gongolante di gioia si affaccia alla finestra e guarda con falsa indifferenza…)

Antonio : Tò, guardate, i NAS da Lo Bue, chissà perché!! ( Lo Bue sbircia e guarda Antonio con odio e disprezzo…)

Lo Bue : Sapiti fari sulu chistu…

Antonio : (con decisione) Ppi mia è stato un gioco, tu inveci fai cosi cchiù ‘mpurtanti, ti cci suchi ‘a vita ‘a genti, meriti la galera. Vattinni cosa laria…e nun ti fari vidiri cchiù. (Antonio lo spinge poi l’avvocato lo tira e di corsa escono, subito compaiono Erminia, Marta e Nino, che ha smesso i panni del frate, dal fondo a sinistra, si abbracciano tutti dalla gioia…)

Marta : Sei stato grande, Antonio…

Erminia : Ma pirchì Angilu, no?

Angelo : Papà, voi potete fare sia l’avvocato che il commercialista…siete una bomba.

Antonio : Non esagerate con i complimenti, carusi, ca ancora nun staiu murennu. ( guardando fuori dalla finestra ) Ma ora iu dicu, ddu disgraziatu di to’ frati, ma almenu ‘na telefonata…( suonano, tutti vanno ad aprire, poi ritornano assieme a Felice, Maria le è quasi addosso, ha una borsa e nell’altra mano un giornale, è stanco…tutti lo festeggiano, ma ad Antonio, fermo, a distanza, gli sta scoppiando il cuore… c’è un silenzio di tomba…Il figlio ed il padre si guardano come se si stessero incontrando per un duello, andrebbe bene la musica per un pugno di dollari, tutti guardano la scena, poi…Antonio con tono intimidatorio….) ALLURA??!!

Felice : (va incontro al padre) Papà…110….110…(si abbracciano e così tutti)

Antonio : ‘U sapìa…’u sapìa….me lo sentivo ( si abbracciano e così tutti) (poi con tono allarmato) E la lode?

Felice : C’è…c’è, papà, c’è anche la lode. ‘U sai, ‘ncuntrai a ddu pezzu di cretinu do’ prufissuri Matarazzu, sai, chiddu ca cumminau tuttu ssu’

‘mbrogghiu…Rinaldo…la Bella Angelica…, ca m’aveva ritiratu di l’università…ecc. ecc. e ci dissi se voleva assistere alla mia laurea…e iddu mi dissi “ Ma non ti eri ritirato?” e iu ci rispunnìi “ Si, veru, mi ritirai dalla sua facoltà, perché c’erunu prufisuri comu a lei, incapaci e meschini…Mi scrissi in legge, tutta un’altra cosa prufissuri. “ Mi dissi come mi permettevo di parlare così, e iu ci dissi… (pausa) papà, ddocu ‘a fici grossa…ci dissi che con la mia compagna aspettiamo un figlio e siccome iddu ha setti anni ca fa ‘a prova ci dissi che ero a disposizioni per un eventuale cambio del manico, ossia, del pilota…Ahù scappau comu ‘nu razzu.

Antonio Bravu, tuttu to patri. Spirtuni d’un figghiu. Se l’è meritata, ssù pezzu di… ( Maria si stringe a Felice e Erminia e Marta lo stesso, mentre Angelo cerca di armeggiare con una vecchia bottiglia di spumante che gli aveva regalato Nino…)

Nino : Stapissi attentu don Angilu, chissa era di me patri di quannu si spusau, cu ‘u sapi chi c’è di intra, po’ scoppiari…da un momento all’altro…araciu…

Angelo : Priparati a torta e i bicchieri…

Felice : Appoi ti dicu l’ultima ca mi capitau antura. Prima ca iu arrivassi ‘a casa, ‘u sinnucu mi firmau e mi detti ‘sta littra… (che esce fuori dalla tasca interna della giacca e gliela porge)

Antonio : (la apre e legge) “ Ho il piacere di comunicare alla s.v. e famiglia che domenica 20 ottobre 1987, la Giunta, ha deliberato all’unanimità di apporre una lapide sulla facciata della sua abitazione, in onore di suo padre, Salvatore Lomazzo, eroe partigiano, che dandosi alla macchia scelse di difendere gli ideali della libertà, contrastando con tutte le sue forze il regime nazi-fascista e pagando col carcere e la tortura il suo gesto patriottico. Il sindaco e giunta posero ecc….” ( pausa…Antonio e tutti sono con le lacrime agli occhi…) Felice, avrei voluto che questa storia finisse proprio così, te lo giuro, ma non posso fare a meno, però, di inserire un altro finale meno importante…più semplice, che mi sta lo stesso a cuore…un problema che io avevo definito “un gioco” ma che gioco non è….ora vedrete… ( va al telefono e compone un numero…) Pronto…pronto…Lomazzo a Vinciguerra…Lomazzo a Vinciguerra…Sei pronto, scimunitu? Beni…si va beni ‘a benzina t’a paiu iu…Va beni…miserabli… Parti…via….( aggancia la cornetta, mentre tutti

riempiono i bicchieri….si sente il motore di una motoape e la voce di un megafono che strilla)

Voce megafono: QUESTA E’ LA VOCE DELL’ EMPORIO LOMAZZO, TUTTO A META’ PREZZO, VENITE GENTE , VENITE GENTE. ( brindisi e risata generale, pian piano cala la tela, sulle note di una musichetta impertinente e allegra con fiati )

FINE DELLA COMMEDIA

Secondo finale:

Antonio : (dopo aver letto la lettera…) Ho sognato che questa storia finisse così, ma mi dovete scusare devo fare un piccolo annuncio….(si affaccia alla finestra e col megafono ) EMPORIO LOMAZZO, TUTTO A META’ PREZZO, VENITE GENTE, VENITE….(poi si rivolge ai presenti ) Bene, e anchi chista è fatta. E ora u vulimu fari ‘stu brindisi?

Tutti : Si!!!

Antonio : ( si avvicina a Maria e a Felice ) Allura facimu ‘stu brindisi alla laurea di Felici, nonostanti tutti ‘i vilena, ( toccando il grembo di Maria) e a questo piccolo Lomazzo che nascerà e diventerà (guarda accigliato Marta pensando che dica la sua solita battuta)….

Marta : (in coro)….Un Grande Lomazzo!

Antonio : Lo Bue, accupa!!!! (i calici in alto e chiusura rapida del sipario, risata generale)

Fine secondo finale

Note dell’ Autore

– L’ Operatore del 117 potrebbe essere illuminato da un occhio di bue, con il camice bianco , berretto grigioverde da finanziere, mostrine ecc. come se fosse nella sala operativa, in un angolino del palco prima del proscenio, o addirittura fuori dal palco, una collocazione singolare, ma che bisogna di un palco molto grande

– Stessa cosa dicasi per l’operatore NAS

– Tutto ciò nel caso si abbiano due attori disponibili, o almeno uno, che abilmente camuffato farà le due parti

– Se non è possibile rimane la voce telefonica f.c.